Sicurezza
Il vescovo benedice la festa: «Fa divertire e fa riflettere»
La prima volta di monsignor Giulietti alla sfilata dei carri «meno trasgressiva di quello che si potrebbe pensare e rispetta la Quaresima senza sforare»
Giubbotto scuro, cappellino anti freddo, l’arcivescovo Paolo Giulietti, si è goduto il Corso mascherato in compagnia di suo padre e di don Luigi Pellegrini, parroco di Santa Rita. Occasione speciale, prima volta al Carnevale di Viareggio, ma non primo “contatto” con il mondo della cartapesta. Giulietti, infatti, in questi giorni ha fatto visita alla Cittadella del Carnevale, ha curiosato tra gli hangar e si è visto regalare il proprio volto in cartapesta realizzato da Devis Serra, autore della maschera isolata “Bella di Natura”.
«La prima cosa che si nota», così il vescovo di Lucca chiacchierando in libertà con il Tirreno, «è la grande festa di popolo, un evento in cui la gente è protagonista». Ma -sottolinea Giulietti - «non è trasgressione fine a se stessa. Perché le costruzioni propongono divertimento ma anche un pensiero. E questo è interessante».
Festa di popolo e di famiglie, sottolinea il vescovo, con il risultato che il Carnevale di Viareggio, almeno visto dal punto di vista della sfilata sui viali a Mare, si presenta «meno trasgressivo di quello che potrebbe essere». Prevalendo, invece, «il clima di festa, di gioia».
Impossibile non notare, anche dal punto di vista della Chiesa, come «il tema dell’ambiente sia il tema che prevale, giustamente molto sentito». Inevitabile la domanda all’uomo di Chiesa sulla presenza di un carro - quello dei fratelli Breschi (“Nè di Eva nè di Adamo”) - dedicato all’amore sotto tutte le sue forme: «Un po’ provocatorio», commenta Giulietti sorridendo, ed il giudizio finisce qui.
Mentre i ricordi di don Luigi vanno, invece, a quando anche la Chiesta cattolica coni suoi Papi era rappresentata sulle costruzioni dei maestri della cartapesta del carnevale di Viareggio: dalla testa di Papa Karol Wojtyla sul carro di Fabrizio Galli, dal titolo “La pace sia con voi”, correva l’anno 2002, al “Pastore tedesco” nel senso di Papa Benedetto XVI, maschera isolata del 2006 firmata da Eleonora Francioni e Antonio Mastromarino. «In entrambi i casi le foto delle due costruzioni», ricorda don Luigi, «fecero il giro del mondo».
Alla Fondazione Carnevale e alla presidente Marialina Marcucci arriva un messaggio chiaro dal vescovo di Lucca: «Ho molto apprezzato che il Carnevale non sfori sulla Quaresima. È un segnale verso la comunità cristiana. E, poi, diciamolo: le cose belle sono quelle che avvengono a a suo tempo. Non disprezziamo il tempo, che è un fattore antropologico. Si tratta di rispettare la cultura di un popolo».
Sfilano le maschere isolate mentre su piazza Mazzini scende la sera, poco illuminata: «Mi pare un po’ lento questo Corso...così le maschere isolate non le vede nessuno...», sottolinea Paolo Giulietti. Cronista e parroco di Santa Ritaincorciano lo sgardo per un attimo, per poi scoppiare a ridere: «Vescovo promosso sul campo come viareggino ad honorem...». Anche questo è Carnevale.—
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