Il Tirreno

Versilia

Il Pucciniano di Battistelli si propone come un laboratorio di idee e creatività

Donatella Francesconi
Il Pucciniano di Battistelli si propone come un laboratorio di idee e creatività

Il nuovo direttore artistico pensa ad una stagione lirica che torni a farsi notare nel panorama internazionale 

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L’intervista

Una notte bianca «con tante musiche in tanti luoghi» ed il Satyricon di Bruno Maderna, a 100 anni dalla nascita «presentato a Viareggio in un luogo particolare»: maniche rimboccate e idee che scalpitano nelle prime settimane di lavoro per Giorgio Battistelli, direttore artistico della Fondazione Pucciniano oggi presieduta da Maria Laura Simonetti. Battistelli, che è prima di tutto compositore, racconta appassionato il “suo” Puccini: «Può offrire opportunità di confronto creativo. Va pensato come grande innovatore. Per troppi anni è stato considerato un conservatore, soprattutto dall’avanguardia del secondo dopoguerra. Analizzando le partiture e le opere, invece, è evidente come non abbia rinunciato all’invenzione melodica e alla componente espressiva, emozionale della musica».

A sentirla parlare viene in mente che sia possibile quello che accade per la musica rock: una reunion a Torre del Lago di registi e bacchette che con Puccini si sono cimentati e si cimentano...

«I grandi registi, i grandi maestri a Torre del Lago non si sono mai ritrovati? Bene: devi offrire qualcosa in più. Offrire motivi, ad un pubblico internazionale, per far venire la voglia di stare una settimana a Viareggio. Non possiamo offrire un Puccini museale. Non possiamo proporre la conservazione di Puccini».

Intanto, però, a lei tocca mettere insieme una stagione 2020 avendo a disposizione la cifra, contata, di 600mila euro...Come si fa?

«Si fa invitando le persone con l’obiettivo di costruire insieme una prospettiva di crescita del Festival. Credo che un Festival debba suggerire un percorso artistico. Suggerire un regista, un titolo, una produzione, chiamare un regista esterno a collaborare, significa mettere in moto delle energie. Istituzioni che pagano ce ne sono molte, quelle che ti offrono uno spunto, un invito a creare ce ne sono pochissime. Non ci possiamo fermare ad inseguire le grandi star. Se si guardano i cartelloni delle stagioni liriche i nomi dei registi e dei direttori, gira e rigira, sono sempre quelli, tranne eccezioni. Per sua natura il Festival deve essere dinamico, propositivo.

Non bisogna aver paura di fare un decentramento, ma che sia di qualità. In contemporanea a questo dobbiamo spingere il Festival di più verso un panorama ancora più presente sul territorio italiano. Puccini può offrire, opportunità di confronto creativo. Non c’è iniziativa pubblica, convegno, incontro, non c’è Fondazione o Istituzione, in cui non ci si ritrovi sempre a parlare di soldi. Parliamo invece di idee, progetti, di una visione del futuro del Festival Puccini. Vorrei chiedere a Viareggio e ai viareggini: “Cosa volete per il Festival Puccini, come vogliamo farlo crescere, come vogliamo cambiarlo?» .

Parla di rilanciare un Puccini vivo, in mezzo a noi: una anticipazione?

«Vorrei avere piccole vetrine corollario del Festival. Ed allora presenteremo il Satyricon di Maderna, una delle ultime cose del compositore. Si tratta di un’opera molto grottesca, una parodia del potere. Al tempo steso sarà un omaggio a Federico Fellini, perché Fellini ha lavorato sul tema di Satyricon. Non è contrapposizione a Puccini, ma un modo di mettere in relazione le cose. Una delle prime decisioni che ho preso, inoltre, è stata quella dell’apertura di stagione con la “Tosca”, allestimento di Ettore Scola, al quale renderemo omaggio. Inoltre, penso ad “aperture” anche sinfoniche: un piccolo Festival con uno due concerti per iniziare, dal titolo “Puccini, la musica, il mondo”. Una iniziativa che colloca Puccini nel mondo, a tutto campo nel momento storico in cui viveva e creava».

Tutto questo, però, deve portare il Pucciniano a “bucare” l’ambito noto. Insomma, qual è la ricetta per far esplodere Torre del Lago?

«Sono necessari maggiori finanziamenti e una maggiore decisione da parte del cda, e questa c’è. Dobbiamo acquisire credibilità verso il ministero, ed è necessaria la fortuna di poter avere dei mecenate, degli sponsor. Infine, bisogna elaborare progetti e dobbiamo essere meno timidi e farci avanti. Puccini è un grande maestro del teatro e della drammaturgia. Possiamo e dobbiamo invitare i giovani registi ad approfondire. Il Pucciniano può essere un laboratorio di pensiero su come oggi si presenta il teatro musicale, come si elabora, si propone un’opera». —

Donatella Francesconi

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