Il Tirreno

Versilia

il progetto del nuovo piazzone 

Batistini: «Un vita di lavoro per sentirsi dire “ora spostati”»

D.F.

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VIAREGGIO. «Da stamani mi sento un po' più palestinese...» scrive al Tirreno il titolare di una rivendita di casalinghi al mercato di piazza Cavour, dopo aver letto le anticipazioni sul progetto presentato all’amministrazione comunale dall’imprenditore Pietro Paolo Tognetti, progetto che adesso il Comune deve mettere a gara. Antonio Batistini continua: «Stamattina al lavoro come da più di 30 anni nel mio banco in piazza Cavour ricevo battute simpatiche sul mio futuro, sulla qualità dei miei articoli, ma non riesco a capire. Poi leggo il Tirreno e scopro che un signore a me sconosciuto ha già vinto il project financing che l'amministrazione comunale vuole mettere a bando di gara. E senza mai avere avuto il garbo di interloquire con noi che abbiamo tenuto vivo il mercato in questi anni di crisi decide anche il mio futuro».

Batistini, che ha una lunga militanza sui banchi del consiglio comunale, continua: «Si continua a parlare di progetti a lungo termine pieni di complicazioni e di interrogativi: dove è l'interesse pubblico nel togliere ai residenti l'uso del parcheggio del Gasometro? Dove è un Piano finanziario credibile? Dove sono i permessi della Soprintendenza? Dove è l'utilità di dare ad un privato piazza Cavour - uno degli ultimi beni rimasti - per 40 anni? E nel frattempo i nostri “brillanti” amministratori murano i bagni pubblici per darci una mano ad accogliere i turisti».

Il sindaco -prosegue Batistini - «dice che siamo fuori dal dissesto e che in cassa abbiamo decine di milioni di euro: ecco, io gli voglio crederci. E, quindi, visto che si spenderanno più di 3 milioni per la Terrazza della Repubblica e, prima o poi, più di 1,5 milioni per lo stadio, perché il mercato non lo fa direttamente il Comune? In Comune sanno da sempre con tanto di mozioni votate all'unanimità da tutte le forze politiche che i chioschi non sono di facile rimozione: come si fa a dire “spostati, il tuo bene sparisce e vai in affitto da un privato” a persone come me che hanno investito e basato la propria vita lavorativa sull'essere concessionari del Comune? Per questo da stamani (ieri per chi legge, ndr) mi sento un po' più palestinese».

Parole amareggiate arrivano anche da Stefano Lazzarini, titolare di un banco storico di abbigliamento e presidente della associazione dei concessionari: «Abbiamo fatto investimenti, abbiamo mutui, rogiti in vigore da 40 anni. Ci siamo impegnati a resistere ed oggi ci sentiamo dire “spostati”. Questa è la moneta con cui viene ripagato il nostro sforzo. È triste prima di tutto dal lato umano». —

D.F.

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