Il Tirreno

Versilia

San Biagio, la fiera che scontenta tutti

Luca Basile

Pioggia di critiche sull’amministrazione comunale da commercianti ed espositori: «Qualità scarsa e spazi vuoti in città»

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Una fiera triste, il San Biagio. Di una tristezza contagiosa, visto che a pensarlo e a scriverlo anche sui social, sono molti fra pietrasantini e visitatori: diverse migliaia quelli che hanno risposto presente nella giornata di ieri nel centro città. Vuoi per le proposte su bancarelle degne di un ordinario mercato settimanale e non di una rassegna all’insegna della tradizione, vuoi per intere nicchie con vista sulle mura cittadine, come Porta a Lucca, le vie Stagi e Marzocco senza banchi e deserte e, vuoi ancora per gli spazi desolatamente vuoti – anche se dal palazzo confermano che le bancarelle presenti sono circa 200 – in piazza Statuto, dove una volta recitavano da protagonisti gli espositori del ferro battuto, del vimini o artigiani di livello. Alla fine è il tripudio della mangiata a cielo aperto: tordelli, porchetta, salsiccia, wurstel e brigidini.

«I tempi cambiano e tutto si evolve, ma i banchi di San Biagio no anzi, sono sempre peggio», è il pensiero di Stefano Sermattei, presidente de Le Botteghe di Pietrasanta. Pensiero, per la verità, condiviso da altri commercianti. «Nell’ultimo anno chi amministra questa città – fanno sapere da Porta a Lucca – non poteva mettere mano ad una riorganizzazione merceologica e logistica della fiera? E invece chiacchiere, tristezza e desolazione: una volta via Garibaldi era il cuore della fiera, oggi è un corridoio vuoto. Complimenti al sindaco e alla sua giunta».

Rincara la dose Sermattei: «La bassa qualità dell’offerta è evidente: bisogna pregare nella speranza di non ritrovarsi il venditore microfonato, di fianco alla porta d’ingresso. A quanto pare anche l’amministrazione sta valutando di ripensare la fiera nella sua logistica e da parte nostra ci sarà il massimo impegno». Sermattei che alla vigilia della fiera ha avuto un vivace confronto dialettico con gli addetti al posizionamento delle bancarelle. «Se non fosse stato – dice – per l’impegno dell’assessore Francesca Bresciani, che ha garantito il massimo scrupolo nella gestione degli spazi, ci saremmo ritrovati con gli ingressi dei negozi coperti dalle bancarelle. Almeno su questo fronte è andata meglio». Anche se al bar pasticceria Il Duomo non sono del tutto d’accordo. «Ci avevano assicurato che non ci sarebbe stato alcun ingombro davanti al nostro locale: chiacchiere. Addirittura ci siamo ritrovati i furgoni degli espositori. Lo abbiamo fatto presente all’assessore Andrea Cosci; tutto inutile. È sempre la stessa storia».

Tanta gente e soprattutto tanti bambini sorridenti, invece, dalle parti di piazza Matteotti per la mostra agro-zootecnica: tiro con l’arco, cavalli, pony, agnelli, pecore, falchi, galline, cani, buoi maremmani in proposta. «A dirla tutta – obietta Sermattei – molti avventori non capiscono come ancora oggi si possano sfruttare animali con questi fini. Con tutto il rispetto per le tradizioni bisogna riflettere. E ripartire». Umore non idilliaco neppure dalla parte degli espositori. «La fiera di Pietrasanta costa troppo: a Monfalcone, ad esempio, spendiamo 60 euro per due giorni e si fanno incassi importanti, qui 170 euro e non ti garantiscono né l’energia elettrica e né la vigilanza. Per poi ritrovarci ai margini della rassegna: ma chi ha avuto la brillante idea di spostare i banchi lungo via Oberdan? Di questo passo – conclude un ambulante – tanti saluti alla Piccola Atene». E oggi si replica. —

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