Il Tirreno

Versilia

Le tigri di Bertozzi in pole position per la vittoria tra i carri piccoli

Simone Pierotti
Le tigri di Bertozzi in pole position per la vittoria tra i carri piccoli

Seconda categoria: funziona anche il Salvini di Ceragioli sopra l’immagine toccante dei migranti che affogano

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Come un romanzo, o una pellicola, dal finale già scritto? Macché.

In seconda categoria i giochi sono apertissimi, tanto per la promozione fra i grandi del Carnevale (ne salgono due), quanto per la retrocessione (sarà uno a scendere fra le mascherate di gruppo).

Il favorito sembra Luca Bertozzi, non fosse altro per il miglior punteggio nella graduatoria combinata. Ma il massiccio ricambio all’interno della categoria, con tre costruttori su cinque che lasceranno giocoforza per altri lidi, e i distacchi risicati in classifica lasciano aperto più di uno scenario. Con un giudizio complessivo da rivedere, complice una sfilata sotto la pioggia che ha limitato i movimenti dei mascheroni e il ricorso all’illuminazione.

A caccia di un lieto fine di Luca Bertozzi. Maestose, fiere, affascinanti. E, soprattutto, tremendamente realistiche. Le tigri di Bertozzi lasciano di sasso da quanto sembrano vere, dal “tappeto lucido” dell’occhio tipico dei felini alla femmina a cui vibrano le zanne quando soffia. Piacerà ai nostalgici il movimento del cucciolo che sbuca dalla grotta: rievoca quello del carro “Attenti al lupo” del lontano 1992. Essenziale ma d’impatto la coreografia, la band che suonava dal vivo negli anni passati è stata sostituita da un gruppo di festosi percussionisti.

L’amaro italiano di Edoardo Ceragioli. Un progetto coerente in ogni singolo aspetto. Favorito, certo, da una simbologia d’immediata lettura. E poco male se Matteo Salvini non è più ministro dell’interno: la sua satira sui migranti non perde mordente. Tutto è curato, dai particolari del leader leghista ai connotati della donna Italia. Le luci al neon laterali e il titolo della costruzione con un font da réclame anni Cinquanta conferiscono una piacevole atmosfera vintage. Toccanti, lungo il perimetro della carretta, le sagome dei migranti che affogano.

Quei gran geni di… di Priscilla Borri e Antonino Croci. Un tuffo nel Rinascimento, fra colori non troppo vistosi e costumi dei figuranti rigorosamente a tema. Ben riuscito il movimento con cui Salvini e Di Maio, che nell’allegoria del carro vengono contrapposti ai geni che hanno dato lustro al nostro Paese, si camuffano: difficile capire che si celano loro dietro quelle lunghe barbe. Carro ricco di movimenti e con un uso mirato delle luci, vedasi la sagoma dell’Italia o le tombe dentro cui si rivoltano De Gasperi e Spinelli che brillano più di altri particolari.

Giù le mani di Franco Malfatti. Lui lo chiama – comprensibilmente – “effetto Malfatti”, noi “effetto Sortilegio”: i vasi dei fiori che ruotano per svelare i volti dei diavoli non possono non riportare alla mente il carro con cui Malfatti trionfò in prima categoria nel 2008. Questione di scaramanzia, l’idea di puntare su un cambio scenico? Chissà. Azzeccato l’utilizzo di materiali alternativi alla cartapesta, vedasi le chiome dei bambini o i petali dei fiori. Per stessa ammissione del costruttore il carro non ha potuto mostrarsi al massimo delle sue potenzialità.

S’i’ fosse foco di Luciano Tomei. Poteva sembrare un azzardo, un carro quasi interamente monocolore. Eppure Tomei ha saputo conferire un effetto naturale ai suoi alberi dalle sembianze umane. Del resto, la natura antropomorfa è il cavallo di battaglia del costruttore, tanto da avergli fruttato i piazzamenti migliori in categoria. Il piromane ruota di centottanta gradi, balzando quasi sulla folla dall’interno di un tronco. Fiammeggianti, è il caso di dire, i costumi dei figuranti travestiti, appunto, da vampate di fuoco: Tomei prova a giocare sui colori caldi anche con l’illuminazione artificiale. —

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