Il Tirreno

Versilia

Trasloco dell'opera di Pomodoro, il figlio: "Mai dato il consenso"

Melania Carnevali
Bruto Pomodoro
◗
Bruto Pomodoro

Forte dei Marmi: Bruto, anche lui artista, esprime perplessità e chiede un incontro al sindaco Murzi. Il critico Meneguzzi: "La sede individuata non è idonea"

3 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. La famiglia di Giò Pomodoro non ha mai dato il consenso al trasloco della statua “La figlia del sole” donata al Comune di Forte dei Marmi ormai vent’anni fa e da sempre situata in piazza Garibaldi. Né ora – con la decisione del cambio di sede, che sembra definitiva, del municipio – né in passato – quando già si parlava di un’altra location per l’opera.

A chiarirlo è il figlio del noto artista pesarese, Bruto Pomodoro, anche lui pittore e scultore, che nei giorni scorsi ha scritto al sindaco Bruno Murzi per «esprimere perplessità» in merito alla notizia del trasferimento pubblicata da Il Tirreno e per chiedere un incontro.

Bruto Pomodoro, infatti – diversamente da quanto riportato dal Tirreno – non è mai stato d’accordo sull’ipotesi del trasloco «se prima non si decide una valida sede alternativa». Nel novembre del 2012, convocato dall’allora sindaco Buratti per individuare un’area dove collocare provvisoriamente La Figlia del Sole in attesa dei lavori di riqualificazione urbana di piazza Garibaldi «vennero presentate dall’amministrazione diverse ipotesi – racconta Bruto Pomodoro – che non ci trovarono però d’accordo. Buratti si era impegnato a istituire una commissione di esperti ad alto livello che di fatto non vide mai la luce. La nostra proposta di spostare provvisoriamente l’opera in piazza Dante, in una delle aree adibite a verde pubblico antistanti il palazzo comunale fu rigettata e mai fu interpellata la compagna di mio padre, coerede e cofirmataria dell’atto di donazione».

L’anno successivo, ricostruisce sempre Pomodoro, «dopo un lungo silenzio da parte dell’amministrazione, vengo informato che l’opera di mio padre verrà spostata dalla sua attuale sede per fare spazio ad un’altra scultura». E lui, dice, non ne sapeva nulla.

«Trascorsi sei anni di silenzio vengo riconvocato il 21 ottobre 2019 da Murzi, che riprende l’ipotesi di spostamento dell’opera di mio padre portata avanti dal suo predecessore, individuando un’area sul lungomare di fronte al locale PesceBaracca». Uno spazio non adatto secondo l’artista.

Lo stesso Marco Meneguzzo, prestigioso critico d’arte e presidente dell’archivio intitolato a Giò Pomodoro, ha scritto al sindaco criticando la nuova posizione.

«Non è che tutti i posti vanno bene – spiega Meneguzzo –. Quella sede non andava bene allora e non va bene adesso per un’opera di valore, perché è un punto di passaggio. Ho come la sensazione che non sappiano dove metterla e la mettono lì. Ma questa cosa non fa molto onore a Forte dei Marmi. Giò Pomodoro è stato uno degli artisti italiani più importanti».

Meneguzzo critica anche le motivazioni che stanno dietro la decisione del trasloco: «Il fatto che non c’entri niente con il Fortino è ridicolo – dice –. Nelle città, arte contemporanea e passato convivono perfettamente. L’Italia ha sempre funzionato mettendo una cosa sopra l’altra. Anche dire che serve spazio mi sembra una banalità, perché gli eventi durano un giorno, al massimo due. Non si può spostare una statua per un evento che dura due giorni. Prima di spostarla bisogna trovare una sede idonea».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini