Il Tirreno

Versilia

Traffico di anabolizzanti in palestra: denunciati due versiliesi

Matteo Tuccini
Traffico di anabolizzanti in palestra: denunciati due versiliesi

Sono due trentenni che avrebbero comprato e rivenduto centinaia di euro di anabolizzanti provenienti dai Paesi dell’Est

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VIAREGGIO. La promessa è sempre la stessa: risultati, cioè tanti muscoli, subito. E con meno fatica degli altri. «Con questa roba qui, dai retta, aumenti la tua massa alla svelta. Altrimenti sai quanti giorni di palestra ti servono?». Quello che manca, nella spiegazione di chi vende sottobanco gli steroidi anabolizzanti, sono gli effetti collaterali. Ben descritti dal medico sportivo dell’Asl Carlo Giammattei: questa roba, costituita soprattutto da ormoni maschili, all’inizio dà euforia e muscoli. Ma poi causa impotenza, infertilità e anche tumori al fegato.

Particolari, diciamo così, omessi da due versiliesi, uno di Forte dei Marmi e uno di Pietrasanta, entrambi intorno ai trent’anni ed entrambi finiti nella rete dei carabinieri. I militari, nella perquisizione delle loro abitazioni, riferiscono di aver trovato decine di confezioni di pasticche provenienti da Polonia e Bulgaria, anche con scritte in alfabeto cirillico. I due giovani le compravano sul mercato dell’Est europeo, dove costano meno – alcune decine di euro – e le rivendevano ad amici e conoscenti nelle palestre da loro frequentate. Le palestre stesse, secondo i militari, erano all’oscuro di tutto. E c’è da credere che non vorranno più avere come clienti i due in questione.

L’indagine, iniziata nel 2018 nelle Marche, si è presto allargata in tutta Italia, Versilia compresa. I carabinieri di Ascoli Piceno e i Nas di Ancona – si legge in una nota dell’Arma – sono così risaliti a «decine di persone, atleti di varie discipline sportive e frequentatori di palestre, avvezzi all’acquisto e alla commercializzazione di farmaci ad effetto dopante importati da paesi dell’Est Europa come la Bulgaria e la Polonia». Tutti sono stati denunciati per «ricettazione, utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, nonché importazione illegale e vendita di medicinali al pubblico a distanza mediante i servizi della società dell’informazione senza autorizzazione».

I farmaci dopanti – secondo la ricostruzione dell’Arma – venivano pubblicizzati attraverso le chat, come Whatsapp e Telegram. Il pagamento avveniva tramite carte prepagate e la consegna attraverso corrieri. I farmaci venivano acquistati dalla Bulgaria e dalla Polonia, dove costano meno, per poi rivenderli in tutta Italia attraverso una fitta rete di cui avrebbero fatto parte anche i due versiliesi. Per un giro d’affari complessivo di oltre 500.000 euro all’anno. In alcuni casi venivano usate – riferiscono sempre i carabinieri – ricette mediche falsificate «al fine di approvvigionare ulteriori prodotti, provenienti dal circuito regolare nazionale».

La Procura di Ascoli Piceno ha così dato il via a 55 perquisizioni in 30 province da nord a sud. Recuperando migliaia di confezioni di farmaci ad effetto dopante, tra cui nandrolone, testosterone, ormone della crescita e steroidi anabolizzanti. Non è al momento chiaro il giro d’affari totale dei due versiliesi che sono stati denunciati. Ma risulterebbero vendite per centinaia di euro a persone che frequentavano le loro stesse palestre. I compratori non sono perseguibili dalla legge: le ridotte quantità acquistate a testa non li fanno ritenere responsabili di aver partecipato attivamente al traffico di sostanze dopanti. —




 

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