Gioco
Strettoia contesta la giuria: «La nostra canzone non meritava questo voto»
Il presidente della contrada Biagi non nasconde la delusione ma smorza le polemiche Il presidente Marcucci: «Ecco in base a quali criteri sono stati assegnati i punteggi»
PIETRASANTA. Come ogni anno al Festival dello Sprocco arriva puntuale anche stavolta qualche polemica: normale che sia chi non ha vinto ad alzare un po’ il tono del confronto, che rimane tutto sommato nelle linee della correttezza. Un nono posto che lo Strettoia non digerisce dopo l’apprezzamento della platea, ma anche di parte della stampa stampata: “Pietrasanta ...è bella bao” ha un motivetto facile e in linea con lo spirito della competizione, come tante altre in concorso, dopo che per anni si era un po’ perso in generale lo spirito di festa canora legata al carnevale. A fare la differenza capita sia anche la coreografia che accompagna l’esibizione, sebbene non sia una voce precisa del regolamento, che giudica interpretazione, attinenza carnevalesca del testo e infine l’orecchiabilità della musica per quanto attiene la giuria tecnica. E su questo punto batte il presidente della contrada di Strettoia Alessandro Biagi: «Non nascondiamo una certa delusione per questo nono posto che ci penalizza molto. La canzone con testo, musica e arrangiamenti di Alessandro Casini, Gino Massamatici e Paolo Massamatici e cantata da Alessandro Guadagni, meritava ben altra posizione, tanto che ci aspettavamo di essere almeno nel podio. Contestiamo il lavoro della giuria, ma poi cerchiamo di guardare avanti: soprattutto in una serata siamo stati penalizzati e alla fine il risultato è che siamo nelle ultime punizioni. Credevamo di avere un pezzo che soddisfaceva i requisiti richiesti per la competizione per avere dei buoni punteggi. Avevamo aggiunto anche un filmato come accompagnamento della canzone come tributo di amore alla nostra Pietrasanta e a Strettoia. Come isola amministrativa ci siamo sentiti un po’ soli e abbandonati. Sarebbe sbagliato però farne un caso perché altrimenti finisce come negli anni ‘80 quando il Carnevale fu seppellito dalla litigiosità delle contrade e dalle polemiche. Io so solo che per la prima volta da quando abito a Strettoia ho sentito canticchiare dal fornaio, al bar e ovunque, il nostro motivetto, segno che il pezzo era giusto».
A far chiarezza ci prova il presidente di giuria Ezio Marcucci che prova a chiarire come vada espresso il giudizio e difendendo l’operato dei giurati: «Non credo che si possa attaccare la giuria perché è selezionata con competenze specifiche nel campo della musica: e non credo che abbiano votato senza aver presente il regolamento. Se un equivoco ci può essere stato per il pubblico è quando io parlando a braccio a teatro ho parlato di giudizio sulla coreografia, il che non significava che il giudizio sarebbe stato dato su qualcosa di diverso dall’interpretazione o per come i cantanti si erano vestiti. Qualche cantante ha scelto di vestirsi da carnevale, altri no, ma non era su quello che veniva svolto il giudizio. Se qualche cantante ha scelto di vestirsi da carnevale, lo ha fatto per sottolineare il carattere carnevalesco della sua canzone. Il giurato ha giudicato l’interpretazione come previsto per la giuria tecnica. Bisogna guardare ai tre criteri del giudizio altrimenti si perde di vista il fatto che è una manifestazione legata al carnevale: per il Miccio Canterino e la canzonetta di Viareggio si fa la stessa cosa. A Viareggio continuano a vincere le marcette carnevalesche perché il carnevale deve essere prevalente. Gli autori devono stare attenti a essere in linea con lo spirito carnevalesco, a me tocca l’onere di trovare dieci professionisti del settore che abbiano competenza per giudicare, tutti al di fuori di Pietrasanta senza implicazioni con le contrade». —
Michele Morabito
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