Il Tirreno

Versilia

i carri di seconda categoria  

Le tre tigri di Bertozzi simbolo della lotta per la sopravvivenza

S.P.

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viareggio. Tre tigri contro tre tigri. Anzi no, contro nessuno in particolare. Tre tigri che lanciano un messaggio di speranza, che invitano a lottare per la sopravvivenza. Tre tigri, come quelle che popolano la carretta di “A caccia di un lieto fine”, la costruzione di seconda categoria con cui Luca Bertozzi va – è proprio il caso di dire – a caccia della promozione fra i grandi del Carnevale. E quindi, per riallacciarsi al succitato titolo, di un lieto fine anche per sé, i suoi collaboratori e le tante maschere che animeranno i viali a mare durante i corsi mascherati.

IL SOGGETTO

«Per questo terzo anno fra i carri piccoli ho voluto misurarmi con qualcosa di completamente diverso dal recente passato, sia come tematica ma anche come tipologia di lavorazione – racconta Bertozzi – non volevo ripetermi e allora ho iniziato ad ascoltare consigli e pareri: mi aveva colpito l’immagine della tigre». Un animale fiero, maestoso, affascinante, che ha acceso la fantasia di Walt Disney ma anche di Emilio Salgari. «Mi sono poi imbattuto in una campagna di sensibilizzazione del Wwf e ho scoperto che nell’ultimo secolo si è estinto addirittura il 97% delle specie di tigri, soprattutto a causa del bracconaggio: è un dato inquietante». Proprio così: le stime dicono che sono rimasti in vita meno di quattromila esemplari. Come farne, però, un carro di Carnevale? «L’ho affrontato dal punto di vista di una famiglia in cui tutti ci si possono identificare». Una famiglia composta da maschio, femmina e cucciolo – Bertozzi è diventato papà della piccola Luna qualche mese fa– che «lotta per la sopravvivenza e per dare un futuro alla specie». Il problema esiste, eccome, «ma quel che conta è il lieto fine». Anche perché, a ben pensarci, «il Carnevale è la festa del sole e dell’amore».

IL CARRO

Tre tigri, dicevamo. Da una parte il maschio «che si alzerà in piedi e muoverà le zampe: si sente minacciato, ma non è una tigre cattiva, nella narrazione del carro è solo parte lesa». Dall’altra la femmina, statica, «anche se abbiamo curato molto i movimenti della bocca dato che soffierà e spalancherà la bocca, proprio come quando i felini si sentono attaccati». Attorno a loro una fitta vegetazione e una linea rossa di trincea con tagliole e reti metalliche, opera dell’uomo. «Ma l’uomo cambierà idea e renderà inoffensive le tagliole: le tigri si placheranno e, dall’interno di una piccola grotta, si disvelerà il cucciolo». Ogni parte del carro è stata curata fin nei minimi dettagli: basti pensare che gli occhi delle tre tigri sono stati realizzati utilizzando i bulbi dei lampioni e incollando poi da dentro l’iride con del silicone nero («Di solito, in passato, si dipingeva il lato esterno dei bulbi»), rendendoli così paurosamente verosimili. E la coreografia? «Durerà pochi minuti, sulle note di Who wants to live forever dei Queen e di un altro paio di brani: poi massima libertà al dj Andrea Paci con le musiche di Carnevale. Gli adulti saranno travestiti da bracconieri, con un costume double-face, ma ci saranno pure i bambini-tigrotti: «Sì, le famiglie verranno coinvolte nella coreografia. Anzi, ci sarà un momento in cui i protagonisti saranno proprio più i piccoli». Già, perché il Carnevale dovrebbe essere una festa che include e abbraccia tutti. Nessuno escluso. —

S.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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