Gioco
Il docufilm su Burlamacco non verrà proiettato a Viareggio
Il filmaker milanese: "Ho scritto più email, anche direttamente alla presidente Marialina Marcucci: l’unica risposta che ho avuto è un testo in cui, sostanzialmente, mi dicevano che non ritenevano opportuno concedermi l’uso del marchio"
VIAREGGIO. Lo aveva già presentato il suo docufilm sul Carnevale di Viareggio, il regista Jacopo Rondinelli. Invitato dai Carnevalari come ospite d’onore al Festival di Burlamacco - è stato lui ad assegnare il premio per il miglior video di accompagnamento alle canzoni in gara, andato a "Un altro giorno così" di Alessandro Ferri -, il filmmaker milanese ha raccontato la genesi de "La giostra dei giganti".
E si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa facendo conoscere alla platea del Teatro Jenco le difficoltà che sta incontrando nel far proiettare proprio a Viareggio il suo lavoro. Lavoro nato quasi per caso sei anni fa, quando un amico lo invitò al Carnevale: «Su di me ha avuto un impatto fortissimo e, avendo un passato da scenografo, mi sono subito incuriosito - dice lui - volevo capire bene quello che c’è dietro il Carnevale e nel docufilm ho cercato di mostrarlo: è un racconto umano di persone meravigliose che hanno alle spalle storie pazzesche».Un percorso tortuoso, quello de "La giostra dei giganti", che ha dovuto fare i conti con il dissesto comunale e il commissariamento della Fondazione Carnevale: «Però non ci siamo mai dati per vinti e siamo arrivati in fondo, presentandolo fuori concorso alla Festa del Cinema a Roma: lo hanno proiettato due volte e l’accoglienza della critica è stata molto positiva».Sky Arte s’è detta interessata a trasmetterlo, tanti festival lo vogliono, le trattative con i grandi distributori vanno avanti. Eppure sembra non ci sia modo di proiettarlo a Viareggio: «Il mio sogno era farlo vedere qui in occasione del Carnevale, ma non ho trovato né voglia né collaborazione».La Fondazione Carnevale, in particolare, non ha voluto concedere il patrocinio: «Ho scritto più email, anche direttamente alla presidente Marialina Marcucci: l’unica risposta che ho avuto è un testo in cui, sostanzialmente, mi dicevano che non ritenevano opportuno concedermi l’uso del marchio di Burlamacco. Eppure questo docufilm è un veicolo promozionale del Carnevale. Proprio non capisco».
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