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Dai geni veri a quelli fasulli: Borri e Croci alle prese con l’amaro destino italico

Simone Pierotti
Dai geni veri a quelli fasulli: Borri e Croci alle prese con l’amaro destino italico

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Qualche giorno fa avevamo scritto che, tra i carristi di seconda categoria, il solo Edoardo Ceragioli si era addentrato nella satira politica, sempre meno protagonista sulle principali costruzioni a Viareggio. Ebbene, non è proprio così. A nostra (parziale) discolpa va il fatto che nel bozzetto del carro “Quei gran geni di...” presentato la scorsa estate da Priscilla Borri e Antonino Croci – con cui ci scusiamo – si vedeva solo un paio di grandi volti “leonardeschi”, con i connotati camuffati dai mustacchi e dalla lunga barba bianca. Ma quei due, in realtà, sono il leader leghista Matteo Salvini e Luigi Di Maio, fresco di dimissioni dal MoVimento 5 Stelle. Un carro che omaggia la grande genialità italiana, ma senza risparmiare qualche frecciatina alla classe politica. «In realtà fin dall’inizio avevamo previsto che ci fossero loro due – spiega Priscilla Borri – ma inizialmente li abbiamo nascosti. Poi ci siamo resi conto che al centro del dibattito politico c’erano Salvini e Di Maio. E allora non abbiamo cambiato nulla».

IL SOGGETTO

Più della componente satirica, in “Quei gran geni di…” sembra prevalere l’aspetto celebrativo. Il carro nasce infatti come un inno alla creatività, alla genialità tipicamente italiane. «Solitamente il nostro Paese viene denigrato sui social, è ultimo nelle classifiche di qualsiasi ambito – dice Borri – eppure non dobbiamo dimenticare che abbiamo dato i natali a dei grandi geni: in ogni campo del sapere ci siamo distinti ed è proprio loro che omaggeremo con il nostro carro». Dante Alighieri, Cristoforo Colombo, Enrico Fermi, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Antonio Meucci: tutti verranno adeguatamente ricordati con degli altorilievi che cingono la base della carretta. Il confronto con i “grandi geni” dell’attuale classe politica, manco a dirlo, è impari. Una curiosità: rispetto al bozzetto originale sono stati aggiunti i volti del premier Giuseppe Conte, del Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni e, infine, quelli di Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli.

IL CARRO

Un rinascimento del Carnevale. In tutti i sensi. Perché il carro di Borri e Croci sembra proprio far rivivere le componenti essenziali di una costruzione: caricature di politici, movimenti, colori («Non troppo accesi, perché devono essere coerenti con il gusto rinascimentale»), allegria. E in effetti tutto è curato nei minimi dettagli: Salvini e Di Maio, resi comunque riconoscibili da alcuni particolari come il Sole delle Alpi o il Rosario, si celano dietro una barba fatta di rafia e provano a sbrogliare la matassa Italia seduti su una bilancia che effettuerà un movimento sia basculante che a rotazione: alle loro spalle si staglia una grande bandiera tricolore che sfumerà verso il blu del vessillo europeo. “Sarà traforata, un po’ come le ali di farfalla della Bonino dello scorso anno, per avere un movimento più piacevole” anticipa Borri. In cima, a bordo di un paracadute leonardesco fatto a piramide, Conte e Gentiloni volano verso l’Europa. A bordo del carro due macchine ideate da Leonardo, l’aereo e l’elicottero, con i movimentisti bene in vista. Sulla parte anteriore, infine, i volti di De Gasperi e Spinelli che, davanti all’ondata di sovranismo, si rigirano – letteralmente – nella tomba. Grazie a un marchingegno costruito con i resti di una bicicletta. Se non è genialità questa… —



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