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Il grido di dolore di Tomei per la natura che va in fumo «Salviamo il pianeta»

Simone Pierotti
Il grido di dolore di Tomei per la natura che va in fumo «Salviamo il pianeta»

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«Sì, è un carro di grandissima attualità. Purtroppo». Da come lo dice, ne avrebbe fatto volentieri a meno, Luciano Tomei. Perché S’i' fosse foco, costruzione-denuncia contro gli incendi dolosi con cui si presenta quest’anno in seconda categoria, prende tremendamente quota dopo quanto accaduto nelle scorse settimane in Australia. Certo, buona parte delle fiamme che hanno bruciato principalmente il Nuovo Galles del Sud è stata causata dai fulmini, non solo dall’uomo. Ma gli incendi rimangono, comunque, una calamità che ci scuote, che tocca le nostre corde più profonde. «Tutti i fenomeni naturali sono drammatici – commenta Tomei – eppure il fuoco mi è sempre sembrato il più cruento».

IL SOGGETTO

Un carro decisamente sulla notizia, dicevamo. Anche se gli incendi che hanno già causato decine di morti, sia fra gli esseri umani che tra gli animali, in Australia non occupano più le prime pagine dei giornali. Anche se non è stato ovviamente concepito per denunciare quanto accaduto dall’altra parte del mondo. «Quando ho disegnato il bozzetto in estate non potevo certo prevedere quello che sarebbe accaduto – precisa Tomei – ho comunque voluto scegliere un soggetto drammatico e che non passa mai d’attualità: non c’è stato un fatto in particolare che mi ha portato a ideare questo carro. Diciamo che mi hanno colpito vari incendi che si sono verificati dalle nostre parti negli ultimi anni. L’idea di fondo è che dietro ogni albero che brucia c’è sempre, o quasi sempre, la mano di un folle: chi appicca un incendio si sente qualcuno, è comunque una dimostrazione di potere».

Il titolo è una doppia citazione: «Sì, è l’incipit di un famoso sonetto di Cecco Angiolieri, ripreso poi sotto forma di canto popolare da Fabrizio De André: è un richiamo alla tradizione, se vogliamo.

IL CARRO

«È il terzo e ultimo capitolo di una mia personale trilogia: dopo l’uomo di ghiaccio nel 2012, dopo l’uomo di pietra lo scorso anno, ecco l’uomo di legno». O meglio: un grande albero dalle sembianze antropomorfe. Quasi arcimboldesche, verrebbe da dire.

Ah, per la cronaca le due costruzioni che Tomei ha citato ottennero entrambe il secondo posto: sarà mica una scelta scaramantica? Ad ogni modo il significato del carro di quest'anno, anche in termini di struttura e scenografia, ruota attorno alla lotta fra l’albero e il piromane che ha le sembianze di un maiale con la bombetta in capo, un’allegoria del potere ormai facile da riconoscere. Con un solo movimento, il tronco centrale ne azionerà altri quattro: farà muovere le spalle e di conseguenza le braccia, mentre la testa dondolerà».

Il piromane, con un fiammifero acceso in mano, girerà inizialmente nascosto dentro l’albero per poi svelarsi. Le maschere del carro saranno travestite da fiamme («Anna Gaini, la costumista, ha fatto davvero un bel lavoro») ma ci sarà anche una donna ricoperta di teli bianchi a simboleggiare l’acqua: andrà incontro agli altri figuranti per addolcirli. Occhio, però, a un paio di avvoltoi, pronti a scendere in picchiata sull’incendio per specularci sopra. «Sì, ci sarà molta interazione fra i mascheroni e persone in carne e ossa», assicura Tomei. Quest’anno, del resto, ci si gioca tutto: posto in categoria e - perché no? - promozione. E allora, è proprio il caso dire, fuoco e fiamme. —

(12 - continua)

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