Il dolore
Il grido del Varignano: ora sicurezza per la strada dove Fatima è stata uccisa
I residenti in viale della Resistenza chiedono che siano ridipinte le strisce e che venga installata la segnalazione luminosa di attraversamento
Lampioni accesi, lato case, su viale della Resistenza dove i residenti di questo pezzo di Varignano hanno voluto ritrovarsi per ricordare Fatima Karmas, 70 anni, investita e uccisa mentre attraversava la strada a buio da fine agosto. «I lampioni sono stati montati oggi pomeriggio», racconta Vanessa Martinelli, la giovane madre che ha lanciato l’iniziativa. Il primo che è stato posizionato all’inizio del ponte è storto, segnalano i cittadini, che aggiungono: «Tanta era la fretta».
Il quartiere si è stretto intorno alla protesta della strada che si è macchiata di sangue ed era stato annunciato con tutte le segnalazioni possibili, da fine agosto. «Mancano i dossi», è il coro di voci che si leva intorno ai cronisti, perché via della Resistenza è percorsa spesso a velocità elevata. «Qui c’è la fermata dell’autobus», ricorda Martinelli insieme alle altre madri. Le strisce pedonali sono talmente sbiadite che non si vedono quasi più ed i residenti chiedono che venga installata la segnalazione verticale, luminosa, per segnalare l’attraversamento pedonale.
Ma le voci si accavallano nel raccontare che «sul marciapiede dell’ufficio postale «con una carrozzina o un passeggino non si transita e bisogna scendere sulla strada. Per non parlare dello stato del parco alle spalle dei palazzi di via della Resistenza». Periferia abbandonata non è uno slogan, ma una condizione che gli abitanti del quartiere più popoloso della città toccano con mano ogni giorno.
Un po’ di politica ha voluto essere presente: tutto il gruppo consiliare della Lega, “Viareggio meticcia”, e poi le associazioni che da dieci anni si impegnano per la sicurezza ferroviaria dopo la strage del 29 giugno 2009 (Il mondo che vorrei e Assemblea 29 giugno), il Cantiere sociale di via Belluomini, che da oltre 10 anni svolge attività sociale e culturale nel quartiere. La rappresentanza del Cantiere è arrivata esponendo uno striscione bianco con la scritta in rosso, dove a caratteri cubitali si leggeva "L'abbandono del territorio uccide. Riprendiamoci il quartiere".
Presenti anche Stefano Pezzini e Simona Di Vita che in nome della figlia Elisa, morta 5 anni fa in un incidente stradale, hanno fondato l’associazione “Il sorriso di Elisa” che ha lo scopo di promuovere con ogni mezzo la cultura e le pratiche di sicurezza stradale. «Era un obbligo essere qui», sono le parole di Stefano Pezzini.
«La mobilitazione della gente è servita - commenta Samuele Marsili, esponente del Cantiere -: questa è una dimostrazione che uniti si possono ottenere le cose, visto che finalmente i lampioni in parte si sono riaccesi».
Adesso però sarebbe bene che la luce tornasse anche in via del Pastore, sempre al Varignano, strada tra quelle rimaste al buio. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
