Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
l’anteprima 

«Giù le mani dai bambini» L’altolà di Franco Malfatti a difesa dei più piccoli

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Viareggio. Non è un mistero che il Carnevale di Viareggio abbia un così grande ascendente sui bimbi: per loro è come ritrovarsi improvvisamente a Disneyland, catapultati in un mondo incantato in cui tutto sembra così enorme. E se i carri che sfilano sui viali a mare sembrano dei giganti agli occhi degli adulti, figuriamoci al cospetto dei bambini...

Un mondo fatato, magico, meraviglioso. Che deve rimanere intatto, immacolato. Un mondo in cui il male non abbia alcuna possibilità d'infiltrarsi. Parola di Franco Malfatti, in gara nella seconda categoria con un carro dal titolo inequivocabile: Giù le mani. Nella fattispecie, dai bambini. Perché «sono il nostro futuro - spiega il costruttore - sono da salvaguardare. E se l’amore viene meno ecco che s’incunea il male».

IL SOGGETTO

«Sono padre di due bambini. E il mondo dei bimbi mi riguarda da vicino». Per un attimo, è più il Franco Malfatti uomo, che non il Franco Malfatti carrista, a parlare. E dalla chiacchierata nel suo hangar s’intuisce che è un tema che gli sta particolarmente a cuore. «La vita non è tutta rosa e fiori, e su questa metafora floreale c’ho pure costruito il carro, immaginando il mondo come un grande giardino. Quella dei bimbi, però, dev’essere assolutamente così: il diavolo non deve entrare in alcun modo». E non è un riferimento più o meno velato alla pedofilia: «No, no, parlo del male in generale. A me ha colpito molto il tema degli affidi: è una questione molto delicata, basta poco per rovinare per sempre una vita futura. L’esistenza di un bambino rischia di essere condizionata dagli interessi economici – penso al dramma dei migranti che vanno in cerca di fortuna e ai bimbi che muoiono in queste traversate – e questa cosa mi ha colpito tantissimo».

IL CARRO

La vita non può essere tutta rose e fiori perché il male si anniderà sempre da qualche parte, diceva Malfatti. Ecco allora che la sua costruzione diventa un enorme giardino incantato, metafora del mondo in cui viviamo: degli altissimi mazzi di fiori circondano un bambino e una bambina, che appaiono sulla parte anteriore del carro. Alle spalle dei fiori, però, si nasconde l’inferno e da qui spunteranno alcuni diavoli.

Ed è su questo dualismo che giocano anche i costumi dei figuranti: saranno double face, un po' gioiosi e un po' cupi, a seconda della faccia che mostrerà il carro. «È la narrazione di una storia, come ho sempre cercato di fare da 'L'isola misteriosa' in poi», prosegue lui.

Una narrazione che si svilupperà anche con l’ausilio di materiali alternativi alla cartapesta: «Sì, perché ho usato anche stoffa e plastica, soprattutto per i petali dei fiori – spiega Malfatti – con questo non voglio assolutamente rinnegare la cartapesta che, anzi, non intendo abbandonare: mi piace però sperimentare per avvicinarmi il più possibile al verismo delle mie costruzioni. E se riesco a suscitare un’emozione con altri materiali non ho problemi a intraprendere questa strada. In tal senso mi reputo un perfetto baroniano: Sergio Baroni, il mio maestro, è stato un precursore nello sperimentare».

Alla fine ci scappa pure una citazione di Machiavelli, anche se a onor del vero non scrisse proprio così: «Il fine giustifica i mezzi». Che ha un suono sinistro, ma in questo caso si parla di creatività e innovazione. Virtù che al Carnevale non dovrebbero mai mancare. —

(11 - continua)



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