Sicurezza
Il direttore del Lucca Center «I teschi? Scelti per far parlare»
Maurizio Vanni spiega la scelta dei crani come addobbo nel periodo di Carnevale Le venti opere esposte in città fanno parte di una mostra itinerante a cielo aperto
«Era una bella sfida che c’eravamo messi in mente, quella di far svegliare la città con qualcosa di diverso. E ci siamo riusciti». I teschi sparpagliati per mezza Viareggio dovevano suscitare scalpore, far parlare, dividere. Maurizio Vanni, direttore generale del Lucca Center of Contemporary Art nonché curatore dell’iniziativa, se ne compiace. Per più motivi. «Sono contento per la risposta data dagli artisti coinvolti e poi per la qualità del loro lavoro: me ne assumo personalmente la responsabilità, ma posso garantire che ognuno di loro ha lavorato al massimo».
Svelato, dunque, l’arcano mistero (anche se, tanto per rimanere in tema di Carnevale, era ormai diventato il segreto di Pulcinella): non sono dei “banali” addobbi, e nemmeno c’entra il gemellaggio con il Messico che Burlamacco ha intrapreso negli ultimi mesi. No: i venti teschi, dipinti «per metà da artisti del Carnevale e per metà da artisti internazionali e professionali», fanno parte di “The skull parade”, una mostra itinerante a cielo aperto. Che la Fondazione Carnevale, a cui si deve la maternità delle installazioni assieme al succitato museo lucchese, ha volutamente presentato qualche giorno dopo. «Finalmente abbiamo fatto chiacchierare la città – afferma l’assessore alla cultura Sandra Mei – in tanti si chiedevano cosa fossero questi teschi, ne è nata una discussione e quindi l’obiettivo è stato raggiunto: siamo orgogliosi di avere accolto e sostenuto questa mostra che darà sicuramente un tocco d’internazionalità al nostro Carnevale».
Sebbene Marialina Marcucci, presidente della Fondazione Carnevale, ribadisca che «non c’entra il gemellaggio con il Messico», il richiamo alla patria delle calaveras è comunque palese. «Ero a Città del Messico per lavoro quando ho visto teschi colorati a ogni angolo di strada – racconta Marcucci – mi sono detta: ‘Questa è Viareggio, la Viareggio che amo’. Ero in un altro luogo, ma lo spirito, le opere, la gioia, i colori erano gli stessi».
E se lo scorso ottobre Enrico Vannucci e Benjamin Lebigre hanno insegnato ai loro colleghi centroamericani i segreti della cartapesta, stavolta tocca a un artigiano messicano venire a imparare qualcosa a Viareggio: si chiama Carlos Álvarez Estrada e sta conoscendo da vicino il nostro Carnevale lavorando alla Cittadella, «la palestra dei giganti, di queste macchine sceniche, di questi teatri che raccontano storie», come la definisce Marcucci.
Ma torniamo ai teschi. Il caso vuole che in Cittadella fosse presente il pittore Elio De Luca, autore del tanto discusso cranio che raffigura due giovani nudi mentre fanno l’amore: «Ho voluto riprendere il tema della mia ultima mostra, il ‘Cantico dei cantici’ – si difende lui – parla di amore, è nella Bibbia ed è molto più erotico di quello che si vede nel mio catalogo. Mi sembra un controsenso lamentarsi dei nudi nel mio teschio». Teschi «che tutti gli artisti hanno dipinto per amore di Viareggio gratuitamente», come tiene a sottolineare Marcucci, prenderanno altre strade una volta finito il Carnevale: alcuni andranno a Milano, anche se il museo lucchese «ha tanti contatti internazionali».
Una mostra itinerante che vuol far parlare di sé e dunque di Viareggio. Una Viareggio «che è come una capitale, perché questo ci dice la storia recente – aggiunge Vanni – per essere conosciuti bisogna essere però più intraprendenti e meno convenzionali. Io credo che questa città, questa ‘lucida follia’, sia il luogo giusto da cui partire».
Marcucci, infine, presenta la "bandiera del Carnevale venti-venti", della quale alcuni esemplari sono già stati montati sui lampioni in Passeggiata: presenta al centro Burlamacco e Ondina ed è "rigorosamente rossa", riprendendo le sue parole. E quel "rigorosamente" si presta a più letture... —
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