Gioco
Quando a scuola si insegnava come era dura la vita sulle Apuane
Domani in Sant’Agostino la presentazione del libro del maestro Sergio Viti
IL RITRATTO
Immaginate un maestro, ormai in pensione, che fa memoria sui primi anni di insegnamento in una scuola di un paesino dell’alta Versilia. Immaginate poi che in quella scuola, quasi mezzo secolo fa, a ricordare com’erano il lavoro e la vita sulle Alpi Apuane 50 o 70 anni prima, venissero chiamati i più anziani cavatori di marmo per essere interrogati dalla stuzzicante e inappagabile curiosità degli scolari. Infine provate a immaginare che da questi ricordi nasca un libro che parla di “Storie di aula e di cava tra scuola e società negli anni 70”. Vi accorgerete presto di avere tra le mani, da leggere tutto d’un fiato, una preziosa raccolta di materiali di straordinaria freschezza e attualità dove si coniuga ricerca, narrazione e autobiografia, esperienze di insegnamento e di lotte, grande storia e micro storie.
Sì, questa è l’impalcatura del bel libro che il maestro Sergio Viti ha scritto attingendo a un’inedita base documentale fatta di appunti, ricerche didattiche, trascrizioni di audio interviste, disegni e dati statistici elaborati dai ragazzi dei due paesini di Pruno e Volegno, dove egli si avviò all’insegnamento proprio all’inizio degli anni 70.
Tempi lontani ma solo apparentemente perché le coraggiose battaglie di allora per una scuola interdisciplinare e non autoritaria, per un sapere diverso e alternativo a quello mnemonico e tradizionale sono quelle che spalancarono le porte al rinnovamento e a una maggiore democrazia in ambito scolastico. Accanto ai crudi racconti dei cavatori e sullo sfondo del durissimo scontro culturale di allora tra laici e cattolici per l’affermazione di una nuova didattica – scontro che metteva in discussione contenuti e trasmissione dei saperi e l’egemonia borghese e classista imperante nella scuola italiana – si dipana la narrazione di Viti dove «autobiografia, storia, geografia, vicende della politica, analisi, pause riflessive si intrecciano di continuo, determinando il fascino storico del racconto e la freschezza delle rappresentazioni» come ha scritto nella prefazione Romano Luperini. Dopo saggi e scritti sulla scuola elementare, con questo lavoro Viti si è posto l’ambizioso traguardo di percorrere fino in fondo i sentieri difficili della memoria riuscendoci perfettamente. Perché la memoria se non si racconta non esiste.
Il libro si presenta domani alle 16,30 in S.Agostino. —
Giuliano Rebechi
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