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Tettoia abusiva da 40 anni I vigili sequestrano l’area e sfrattano l’azienda edile
Blitz della polizia municipale nella ditta che produce prodotti in cemento in via Italica Il titolare: «Non ci arrendiamo, andremo di nuovo per vie legali»
Camaiore. Ha perso la causa contro il Comune di Camaiore il quale sosteneva che il manufatto realizzato fosse abusivo e doveva essere demolito. Si tratta dell’azienda Fratelli Simoni &C. Snc, che si trova su via Italica, dove ieri i vigili urbani si sono recati per sequestrare l’immobile irregolare, che sarà poi acquisito a tutti gli effetti al patrimonio pubblico di Camaiore (lo prevede la legge).
È una vicenda lontana, risale agli anni ’80, sulla quale tuttavia i proprietari non vogliono arrendersi e annunciano che «agiremo ulteriormente per vie legali per valutare se il comune ha agito in regola e capire se qualcuno ne pagherà le conseguenze», spiega Fabrizio Simoni.
Quel manufatto era – lo era fino a martedì – il reparto dove si svolgeva l’attività artigianale dell’azienda che fabbrica prodotti in cemento. Insomma, una parte importante della ditta Simoni. Perciò non è da escludere che il sequestro si ripercuoterà sull’attività produttiva.
Nel 2018 gli uffici comunali avevano inviato l’ordinanza di acquisizione e demolizione di quello che è nei fatti un capannone. E ne era nata una battaglia legale. Una disputa davanti ai giudici che era preceduta da altri ricorsi al tribunale amministrativo regionale, avvenuti dopo il primo diniego di condono da parte di Camaiore negli anni ’80. In sostanza circa 4 decenni di bagarre fra il privato e l’ente pubblico, dopo i quali il bene oggi sarà acquisito fra i beni del Comune camaiorese. Il blitz di ieri della polizia municipale è stato il primo passaggio: gli agenti hanno recintato e chiuso l’area relativa all’abuso. «La tettoia – commenta Fabrizio Simoni – è stata realizzata nel 1964, cioè prima del ’67 quando ancora non occorrevano le licenze edilizie per costruzioni del genere. Per cui non si può considerare abusiva. Ed è inoltre stata eretta in un’area artigianale. Quello che dico è stato dimostrato da una sentenza del 1977, nella quale ho già un’assoluzione in formula piena del tribunale». L’azienda di Simoni è dislocata in due aree: una artigianale dove realizzano i prodotti e una col piazzale dove li immagazzinano.
«Si tratta di un ricorso truffa – accusa Simoni –. Bastava che ci facessero dichiarare che il capannone era stato costruito prima del ’67 e il giudice non avrebbe potuto fare altro che darci ragione. È una vicenda che si trascina dagli anni Ottanta: nell’85 quando ci fu l’ultimo condono, fu fatta la domanda e ci fu negata spiegandoci che non c’era la distanza adeguata dal fosso del Trebbiano, quando però a 500 metri c’era un fabbricato condonato nelle stesse condizioni. Sapevo che sarebbero venuti i vigili. Ma non ci arrendiamo qui. Si sono accaniti su un fabbricato perché dietro di me ci sono delle proprietà sfitte e qualcuno sostiene che la colpa sia nostra perché gli occludiamo la visibilità». —
Tiziano Baldi Galleni
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