La protesta
Decine di fondi vuoti in centro «Gli affitti sono troppo cari»
Parlano sei dei tanti titolari (delusi) delle attività in via di Mezzo a Camaiore Chiedono di puntare sul turismo, riqualificare il centro storico e creare parcheggi
In tutto il tratto di via di Mezzo ci sono 35 fondi vuoti. Alcuni con il cartello appeso “Affittasi”. È il segno di tante attività commerciali passate dietro quelle porte, oggi chiuse da saracinesche polverose, che hanno cessato la licenza o fallito. Anche Camaiore soffre il cambiamento e la crisi economica. Ed uno dei motivi principali, anche per Claudia Papeschi, presidente del Centro commerciale naturale di Camaiore, sono «i canoni di affitto troppo alti con i quali è difficile intraprendere un’attività nuova».
Di affitti cari parla proprio Tim Haig, americano che vende bigiotteria fai da te. «La qualità di vita in Italia è migliore – dice – ma è impossibile fare impresa, a differenza dagli Stati Uniti o in Inghilterra dove ho lavorato. Ho detto alla proprietaria, dopo un anno, che se non mi riduceva l’affitto me ne sarei andato. Ha accettato l’offerta dicendomi: “Meglio qualcuno che nessuno”». Barbara Benedetti invece, della Merceria Giuseppina, sostiene che «bisogna puntare sul turismo. Servono poi a Camaiore più servizi per avere continuità tutto l’anno».
Alessandro Tabarrani, dell’omonima gioielleria, 62 anni di commercio in centro e 8 di riparazioni fatte da suo babbo, è un fiume ed ha un sacco di proposte. «Camaiore intanto – spiega – ha sofferto la chiusura di molte ditte importanti della periferia, altre andate alle Bocchette. C’è da puntare sul turismo con il quale hai un rientro immediato. Poi bisogna migliorare l’accesso al capoluogo, riqualificarlo, creare parcheggi e ristrutturare anche palazzo Littorio e non solo la piazza 29 maggio. Ma il comune ci deve credere con un programma lungimirante».
Marco Dini, della Trattoria da Marchino, parla di «mentalità e di un territorio che non è sfruttato bene. Le nostre tradizioni e i prodotti locali piacciono ai turisti e invece gli diamo poca importanza. Così come alle nostre botteghe e al paesaggio. Vanno valorizzati». Alla Cartoleria Bergamini ipotizzano un’idea originale: «Gli affitti sono troppo alti – dice Carlo Bergamini – per una comunità come questa. In diversi ci hanno riferito che volevano aprire un negozio ma ci hanno rinunciato per questo motivo. A Camaiore ci vorrebbe l’apertura di un grande marchio di richiamo».
Secondo Fabrizio Di Giusto, titolare di un tabacchino, che è anche consigliere comunale, «soprattutto dal 2019 ci sono state maggiori chiusure. E cita l’alimentari Franco che sta cessando l’attività, un minimarket di scarpe di proprietari cinesi, chiuso, il bar Teatro che non c’è più, la farmacia comunale che si sposa accanto al Sigma, infine la pescheria che si è trasferita dentro lo stesso supermercato. —
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