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Se il gatto mangia Topolino Così Avanzini profetizza una Cina caput mundi

Simone Pierotti
Se il gatto mangia Topolino Così Avanzini profetizza una Cina caput mundi

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Viareggio. La guerra sui dazi? Uno specchietto per le allodole. O, quantomeno, un fronte secondario rispetto alla vera battaglia che stanno combattendo Stati Uniti e Cina – quella per la supremazia tecnologica.

Ne è convinto Alessandro Avanzini, in gara fra le costruzioni di prima categoria con il carro Il grande balzo. Un nome, un perché: così Mao battezzò il piano economico che di fatto contribuì a cambiare per sempre la Cina – o meglio, la Repubblica Popolare Cinese -, con il passaggio da una società feudale e rurale a una moderna e industrializzata. E il grande balzo sarà anche quello che, sul carro di Avanzini, vedremo compiere da una tigre asiatica in versione robot sul volto di Topolino. Già, la Cina che soverchia l'America. Più chiaro di così...

IL SOGGETTO

«L’asse del mondo si sta spostando sempre più verso est», spiega Avanzini, che dice di essersi ispirato (anche) al documentario “Chung Kuo” girato da Michelangelo Antonioni nel 1972, commissionato dal governo di Pechino ma poi censurato per una trentina d'anni. «La Cina ormai è diventata una forza politica impressionante, antagonista degli Stati Uniti. Il futuro si gioca lì, loro si interessano a noi mentre noi non ci preoccupiamo di loro, ma presto dovremo farci i conti: quella sulla tecnologia sarà una guerra economica».

Del resto, come ricorda il corrispondente di guerra britannico Tim Marshall nel suo libro “I muri che dividono il mondo”, Xi Jinping “è il primo leader cinese che ha preso pienamente coscienza del potenziale di Internet”. Impossibile trascurarli, secondo Avanzini: «Oggi si vedono gli effetti di questo curioso sposalizio fra un centro di potere e le teorie liberiste: hanno creato un'economia di scala esportando prodotti in tutto il mondo e utilizzando manodopera a basso costo. In trent’anni hanno sfamato decine di milioni di persone: in una moderna democrazia liberale questo non accade».

IL CARRO

«Potranno dirmi che è poco divertente o poco carnevalesco, ma non che non sia di facile lettura». Una tigre robotica con gli occhi d’un rosso acceso - che s'illumineranno a mo' di fanali al calar del sole - e gli ideogrammi cinesi sul volto che calpesta un’icona della cultura pop americana come Topolino, qui raffigurato come un arrugginito residuato di archeologia industriale della cosiddetta ‘Rust Belt’: così Avanzini spiega come la Cina stia superando gli Usa. A corredo delle due figure principali un fiore di loto simile a quello dell’azienda di telecomunicazione Huwaei, un muro di merci che viaggiano nei container quale simbolo della globalizzazione e, sul retro, un’immagine scolorita di Mao, “il Grande Timoniere” che – sempre a proposito di cultura pop - ispirò Andy Warhol.

I figuranti, coordinati come sempre dalla coreografa Chiara Cinquini, saranno travestiti da guardie rosse con tanto di bandieroni da sventolare per prendere in giro - ma fino a un certo punto - questa “paura del comunismo alle porte” come la definisce lo stesso costruttore.

E la musica? «Quella cinese è una cultura molto lontana anche sotto questo aspetto, sono musiche difficili da ballare. Con ‘Sing sing sing’ di Benny Goodman alleggeriremo un po’ il carico...».

Un po' d'Oriente e un po' di Occidente. Come nell'immagine principale del carro, a pensarci bene. —

Simone Pierotti

(5 - continua)

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