Gioco
L’estate in cui i disabili conquistarono la spiaggia
Era il 1971 e Fiumetto respinse famiglie, giovani e volontari arrivati da Pistoia Oggi questa storia è diventata un film documentario in sala in questi giorni
Fu “L’estate più bella”, quella in cui una quindicina di giovani madri pistoiesi di bambini e ragazzi disabili decisero che era l’ora di andare in vacanza. Al mare. In Versilia. In quella Fiumetto di inizio anni Settanta che respinse le famiglie portate dalla Associazione italiana assistenza spastici. «C’era un medico pediatra che aveva messo in giro la voce che gli spastici assaltavano le donne», racconta al Tirreno Luigi Bardelli, presidente di quella che oggi è diventata la Fondazione Maria Assunta in Cielo Onlus (Maic). Cinquant’anni dopo la storia delle vacanze al mare dei giovani disabili, delle loro famiglie e delle migliaia di volontari che si sono avvicendati, è diventata il docu-film “L’estate più bella”, che porta la firma del regista Gianni Vukaj, con Beatrice Bernacchi.
«A Fiumetto affittammo, per 7 milioni a stagione, quello che allora era uno degli hotel più belli, il Settebello che poi divenne Alba Hotel», scorrono così i ricordi di Bardelli. Un’esperienza di due anni che passa anche dall’udienza di fronte al pretore di Pietrasanta: da una parte i comitati anti-spastici di Fiumetto e Tonfano, dall’altra Bardelli, le famiglie, i volontari. «Ed un gruppo di anarchici arrivati dall’entroterra il giorno dell’udienza per stare al nostro fianco».
Il cuore della disputa sono le venti cabine ed i venti ombrelloni che Bardelli ha affittato a maggio: «In una passeggiata sulla spiaggia incontrai un bagnino, con la barba lunga. Era tornato dall’Australia e raccontava che a Fiumetto non si batteva chiodo. Feci un’offerta e diedi la caparra. A fine mese mi tornò indietro l’assegno. Andammo dai sindaci di Pistoia e Pietrasanta (all’epoca era l’indimenticato Rolando Cecchi Pandolfini, ndr). Non accettammo la decisione della proprietà dello stabilimento e finimmo davanti al pretore. Il quale ordinò che dal primo giugno si entrasse in spiaggia con i ragazzi, le famiglie, i volontari con pieno diritto. Il primo giugno eravamo tutti al mare. E nessuno andò via solo perché c’erano i nostri ragazzi».
A luglio la storia delle mamme pistoiesi e dei loro ragazzi finì in copertina su “Famiglia Cristiana”, che all’epoca tirava 7 milioni di copie e che alla vicenda dedicò 7 pagine. Fu una battaglia dura quella che finì all’attenzione dei grandi quotidiani italiani e della stampa internazionale. «Ricordo ancora quell’albergatore che mi disse: “C’ho un nipote in questo stato ma io d’estate lo tengo sulle montagne non lo fo’ vedere ai clienti)», sono le parole di Bardelli nel ripercorrere l’anno dei volantinaggi in spiaggia: «Dicevamo “venite a vedere”. E vennero tanti giovani: a solidarizzare, a fare le cocomerate in hotel e le serate al mare».
Dall’esperienza del “Settebello” a quella de “Il Grappolo d’oro”, a Strettoia, nell’entroterra. Il tratto di arenile conquistato, questa volta, era a Forte dei Marmi, «dove il Comune aveva concesso un tratto di spiaggia libera». Da Strettoia, dove il clima per i ragazzi non era idoneo, a Marina di Massa, in una ex colonia di proprietà della Curia: «Poi nel 1990 ci insediammo definitivamente a Ronchi, dove siamo a tutt’oggi», conclude Bardelli aggiungendo: «Quando siamo a pieno accogliamo 130/150 persone, tra disabili, familiari e personale. Avremmo richieste da tutta Italia e stiamo cercando di allungare i tempi di apertura soprattutto per gli stranieri». Anche perché l’attività della Fondazione si è andata specializzando anche nel campo di tutto ciò che viene chiamato “spettro autistico”: «Da due anni vengono al mare e davvero non li riconosci più», è l’ultimo gol Maic. —
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