Il Tirreno

Versilia

Il regista Vukaj: «Che scoperta i volontari, tanti i giovanissimi»

Donatella Francesconi
Il regista Vukaj: «Che scoperta i volontari, tanti i giovanissimi»

Cinque giorni intensi di riprese vissuti nella struttura a Ronchi  insieme agli ospiti, alle famiglie e al personale del Maic

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VIAREGGIO. Reduce dalla prima romana di mercoledì sera, il regista Gianni Vukaj è commosso dell’accoglienza che il docu-film “L’estate più bella”, firmato anche da Beatrice Bernacchi, sta ricevendo in giro per l’Italia. «Abbiamo girato a luglio 2018, in 5 giorni molto intensi», racconta Vukaj al Tirreno. «Per scelta nostra», continua il regista, «volevamo vivere negli stessi spazi, dormire mangiare, stare con loro nell’intero arco della loro giornata. Abbiamo cercato di sfruttare il più possibile questi giorni, occupando 2 stanzette che toglievano posto ad altri potenziali ospiti».

Arrivati con un’idea - grazie all’iniziativa di “Tv2000 Factory”, neonata fabbrica del racconto della realtà della tv della Cei - poi sono stati il posto, le persone, l’atmosfera che si vive nella struttura di Ronchi, a guidare la telecamera. «Valentina e Francesco, per esempio, non erano previsti, è stata una sorpresa», racconta Vukaj. Stavo parlando, mi giro e li vedo su una panchina, da soli. Ed ho visto l’amore, la semplicità. Così li ho raccontati con la stessa immagine, uno accanto all’altra, ma su un pattino. D’altra parte il docu-film è cinema reale: vai lì con delle idee, aperto a quello che succede».

Nello scorrere delle immagini, nelle voci dei protagonisti ma anche di chi al film ha lavorato - voci che il regista ha volutamente non cancellato - e nei tempi della narrazione c’è un po’ Pasolini in giro per l’Italia con la telecamere a fermare per sempre, sulla pellicola, il Paese reale alle prese con i temi più scottanti all’epoca.

«Ci siamo sempre mossi insieme con loro», ripercorre quei giorni di lavoro il regista: «Per andare alla spiaggia ci sono 700/800 metri di viale e lo stabilimento è vicino ad altri stabilimento dell’Italia “bene”. Ma oggi non c’è nessuna differenza, non abbiamo colto atteggiamenti particolari che segnassero una distanza».

Quello che invece ha emozionato, sono ancora le parole di Vukaj, sono stati «i tantissimi volontari che ogni anno vanno lì e si prendono carico di una persona per una settimana. Nel documentario c’è un pezzo con tre volontari giovanissimi che ormai da anni vanno lì. Si creano legami incredibili che durano d’inverno, una volta rientrati a Pistoia. E abbiamo conosciuto volontari che si sono conosciuti nella struttura e poi si sono sposati».

L’idea è stata quella di raccontare una storia, una battaglia, una conquista, ma anche - e soprattutto - «tutti i momenti che queste persone vivono e che sono per loro molto intensi. Mettere un piede nell’acqua, in mare, ascoltare il vento». Le tante piccole-grandi emozioni, insomma, alle quali non facciamo quasi più caso.

«Potrei dire che abbiamo trovato nel nostro soggiorno di lavoro e non solo», è la riflessione del regista, «persone vere che si incontrano veramente».

Alla domanda se nel ricostruire i 50 anni della Maic si possa cogliere un momento in cui le cose, per il mondo della disabilità, sono davvero iniziate a cambiare, Vukaj risponde: «Il cambiamento è stato il frutto di un lavoro fatto di piccoli granellini seminati negli anni. È stato un non mollare mai. Uno dei bagnini incontrati nel corso delle riprese ci ha detto: “A queste famiglie darei una medaglia ogni giorno perché non mollano mai”».

Tra le scene del docu-film anche quella in cui Fabrizio, il giovane disabile che finì sulla copertina di “Famiglia Cristina” nell’estate più bella, quella del 1971, torna in mare con la mamma -presente anche allora - e la fisioterapista svizzera Barbara Schneider, all’epoca poco più che ventenne: «Fabrizio ricordava tutto. E ci ha detto: “E tutto uguale”.

Lunedì 13 dicembre il docu-film tocca di nuovo Pistoia e poi sarà a Firenze e poi ancora in giro per l’Italia. E si spera che le scuole decidano di proiettarlo al propri studenti. —

Donatella Francesconi

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