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Versilia

Dalla Svizzera alla Versilia per aiutare quei bimbi speciali

D.F.
Dalla Svizzera alla Versilia per aiutare quei bimbi speciali

Barbara Schneider aveva vent’anni ed era fisioterapista «Al mare con i disabili volontari dal Belgio e dalla Spagna» 

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Dalla Svizzera alla Versilia, fisioterapista giovanissima, quando correvano gli anni Settanta e tutto sembrava possibile, anche cambiare il mondo. Barbara Schneider, oggi settantenne, conquistò nell’estate del 1971 la copertina di “Famiglia Cristiana”: in costume giallo eta in acqua con Fabrizio, un giovane disabile, e la di lui madre. Una delle mamme pistoiesi che aveva dato vita alla prima esperienza della vacanza al mare con l’Associazione italiana assistenza spastici. Il “terzetto” torna nel docu-film “L’estate più bella” che il regista Gianni Vukaj ha scritto insieme a Beatrice Bernacchi. «Avevo vent’anni», ricorda Schneider al Tirreno, «e le madri di quei bambini, di quei ragazzi, le ricordo bene perché avevano più o meno la mia età. Io uscivo all’ora di pranzo, il sabato, dalla sede di quella che all’epoca era l’associazione e saltavo in sella alla moto del ragazzo che frequentavo, e loro restavano lì, provate, sole con i loro figli anche gravemente disabili».

Di quelle estati al mare in una Versilia che respingeva i disabili in spiaggia, Schneider ricorda «i volontari che arrivano dal Belgio insieme ad un prete operaio e i tanti spagnoli. Era una realtà bellissima, fatta di tante nazionalità», e capace di avere ragione anche di quelle «transenne che un giorno vedemmo spuntare e fino ad allora eravamo andati in spiaggia e di lì in poi, invece, divenne impossibile».

Schneider è poi rimasta in Italia, dove ha messo su famiglia e dove ha continuato a lavorare per quella che sarebbe poi diventata la Fondazione Maic. «Bardelli ha sempre investito nel personale», così il ricordo dell’esperienza fatta a Pistoia: «Erano gli anni della grande ricerca scientifica, in tutta Europa, sui neonati, i parti, la neuropsichiatria infantile. In Danimarca, dove avevo seguito un corso, ero entrata in contatto con le tabelle neuroevolutive. In tutta Europa si erano imposte quelle del professor Adriano Milani Comparetti (fratello di don Lorenzo Milani, ndr) che ho poi incontrato di persona proprio a Pistoia». Dove l’esperienza di quella che poi è diventata la “Maic” spaziava da Cisanello a Ginevra, imponendosi nel panorama europeo.

«Pensiamoci», è il messaggio che arriva oggi da Barbara Schneider: «Dopo 50 anni i diversi, quelli da scansare, quelli di cui si dice portino le malattie sono gli stranieri, i migranti. E neanche per i disabili è poi cambiato molto: a Pistoia, per esempio, al cinema “Roma” una carrozzina non entra. Ed al Teatro Manzoni non c’è l’ascensore». —

D.F.

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