Lutto
Chiude l’ufficio protesi: la protesta dei disabili
Le pratiche dovranno essere portate agli sportelli Cup: annunciato per l’8 gennaio un presidio all’ospedale per contestare la decisione
viareggio. L’associazione Disabili in movimento-assopensionati farà un presidio di protesta l’ 8 gennaio a partire dalle 12 di fronte all’ospedale Versilia. Il motivo è la chiusura dell’Ufficio protesi del Versilia, di cui Il Tirreno ha dato notizia il 16 dicembre scorso. Il servizio sarà sostituito dal Cup, che in futuro accoglierà le richieste di anziani e disabili per protesi e materiale di supporto sanitario.
L’associazione ha inviato una lettera di rimostranza all’Asl e ai sindaci della Versilia, esprimendo la contrarietà rispetto alla decisione di chiudere l’ufficio.
«Noi disabili – si legge nella lettera – siamo consapevoli al di là delle parole, delle leggi e delle falsi promesse di essere nella realtà di ogni giorno degli invisibili. Per cui chi dirige può decidere di chiudere un punto di riferimento importante per noi, senza riflettere sui disagi che ci arrecherà tale decisione. Chiediamo, pertanto, non solo di non procedere alla chiusura dell’Ufficio protesi e ausili, ma di mantenere anche il magazzino in loco, visto che è presente da anni, che ha funzionato in modo efficiente. Fornendo in molti casi l’ausilio in tempo reale o in tempi strettissimi, essendo presente l’ausilio nel magazzino situato al piano sotterraneo dell’ospedale Versilia».
«Vogliamo risposte e vedere dal vivo i responsabili di questa decisione – afferma il vicecoordinatore di Disabili in movimento Sergio Bachi – vogliamo sapere e capire con l’aggregazione di altre realtà associative e non (che come noi si mettono a disposizione del prossimo e per i più deboli) e denunciare una “violenza di genere” che ci viene continuamente e gratuitamente inflitta senza poter aver parola alcuna, così schiacciando i nostri diritti di cittadini, ma soprattutto calpestando i giusti diritti che i nostri padri hanno saputo far presente ed ottenuto per noi. Oggi noi diciamo basta. Vogliamo che si apra un tavolo e vogliamo fare ovvie domande ed esigere personalmente e con parole chiare delle risposte. Diciamo basta e faremo valere le nostre persone e i nostri diritti». —
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