Il Tirreno

Versilia

il paese e la sua storia 

Muore Gerardo l’ultimo caldarrostaio di Forte dei Marmi

Franco A. Calotti

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FORTE DEI MARMI. Quando il Forte compì i suoi cent’anni, in uno dei tanti discorsi commemorativi furono ricordati tutti quelli che al Forte avevano dato qualcosa e a cui il paese doveva riconoscenza, al di là degli infiniti vip e dei grandi imprenditori turistici. Gerardo “Giusè” Monteforte, scomparso domenica scorsa sulla soglia dei suoi 80 anni era uno di questi.

Era arrivato al Forte poco più che ragazzo alla fine degli anni Sessanta da Pietradefusi, un paesino dell’avellinese, sulla scia di un fratello che si era sposato qui e aveva messo su famiglia con la Stellina del “Matarano” e di una sorella che lavorava negli alberghi della famiglia Scialli. Chi scrive gli deve un bel po’di pratica sulle apine 50 della ditta di trasporti del padre, che lo aveva accolto come un figlio (sentimenti sempre ricambiati) e per diversi anni si era impegnato nei trasporti dei bagagli conoscendo il top della frequentazione di quegli anni (artisti celebri, nobili e industriali famosi) che presero presto a conoscerlo e a ben volerlo.

Qualche anno dopo, poi, ebbe l’opportunità di entrare fra i dipendenti della Ditta che all’epoca si occupava dello spazzamento e della raccolta dei rifiuti. E fu in quel periodo che prese l’eredità dei primi caldarrostai del Forte, un vecchio fornello in lamiera all’angolo del vecchio mercato del pesce (oggi il “Bocconcino”) con via Montauti. Lì c’era stato il vecchio “Lepanto”, poi il figlio Mario il famoso “Pirata” e poi ancora “il lemba” e infine Gerardo a cucinare caldarroste. Nei pomeriggi invernali. Tanti fortemarmini e ospiti della città lo conobbero in quel ruolo sempre più démodé in un paese che si stava evolvendo. Poi arrivò una malattia con la quale ha combattuto come un leone per tanti anni, subendo parecchi interventi chirurgici e non mollando mai. Ecco “Giusè” era uno che non mollava mai, generoso sul lavoro come nella vita. E non fosse altro per questo che è giusto ricordarlo a chi l’ha conosciuto o lo ha solo intravisto quando girava le caldarroste in piazza. —

Franco A. Calotti

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