Il Tirreno

Versilia

la cerimonia a vittoria apuana 

L’addio a D’Angiolo con l’Inno di Mameli

L’addio a D’Angiolo con l’Inno di Mameli

Quasi mille persone ai funerali del patron della Campolonghi tra sindaci, industriali e scultori. E la banda ha suonato per lui

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vittoria apuana. La chiesa di Vittoria Apuana è gremita, come poche altre volte.

In prima fila ci sono i familiari, dietro le autorità. E non sono poche. C’è il sindaco di Seravezza, Riccardo Tarabella, quello di Montignoso, Gianni Lorenzetti (che è anche presidente della Provincia di Massa-Carrara), l’assessore all’ambiente di Forte dei Marmi, Enrico Ghiselli, l’onorevole Umberto Buratti. C’è anche il comandante dei carabinieri della stazione locale, Giuseppe Alaimo. Ci sono poi gli operai che lui però non chiamava mai «operai», ma semmai «componenti della famiglia»: la famiglia Campologhi. C’erano gli artisti, gli imprenditori del marmo. Quasi mille persone, parte di quel mondo che Vando D’Angiolo, patron dell’azienda leader nel settore lapidea, aveva conosciuto nei suoi 86 anni di vita.

Era originario di Azzano, ma viveva a Vittoria Apuana. Per questo i funerali sono stati celebrati qui. Ed è stato il fratello, monsignor Danilo D’Angiolo, a officiare la cerimonia. «Ho chiesto a monsignor Santucci (vescovo di Massa-Carrara, ndr) di celebrare i funerali di mio fratello, ma ha lasciato che fossi io a farlo e lo ringrazio. Ho voluto che nel manifesto venisse scritto che si è distaccato dagli affetti dei familiari ma ha dato l’anima a Dio. Perché lui aveva fede e sapeva che la morte non è la fine di una storia». E di storia lui ne ha fatta. Nel 1962 D’Angiolo aveva fondato la Freda Marmi e, nel giro di pochi anni (nel maggio del 1968) era entrato nella Campolonghi Italia. Dopo averne acquisito il controllo e scelta una missione aziendale unica con la Freda, costituì il Campolonghi group. Un’azienda enorme che è stata in grado di portare avanti, prima del tempo, l’intero concetto di filiera.

Non a caso ieri, a salutarlo, c’erano anche scultori come Giuliano Vangi, che ha realizzato anche la sua cappella ad Azzano, e Kan Yasuda, l’artista giapponese che ha creato la scultura in piazza stazione a Pietrasanta, e un architetto come Tiziano Lera. Ma non c’era solo il mondo dell’arte. Tra le centinaia di persone presenti c’erano anche ristoratori come Lorenzo Viani, del ristorante stellato di Forte dei Marmi. Perché tutti in Versilia conoscevano Vando D’Angiolo, per la sua attività, ma anche per i suoi modi gentili, modi di altri tempi. «Nella camera dove è morto mio fratello – racconta monsignor D’Angiolo – c’è un crocefisso. Mio fratello aveva fede. Ed era un fede pura. Anche con l’abito industriale teneva alti i suoi valori. Mio fratello ad esempio non parlava mai di operai. Parlava di famiglia: credo che potrete convenire se lo avete conosciuto. Pensava ai figli che avevano loro. E spero che questo modo di pensare si conservi. Sarebbe un bel regalo per lui».

Una cerimonia lunga e sentita. Fuori, ad aspettare la fine della messa, c’erano altre decine di persone e la banda che all’uscita del feretro ha suonato l’Inno di Mameli in ricordo di un uomo, che in fondo, con la sua azienda e la sua caparbia, ha fatto storia.

Il feretro è stato poi trasportato ad Azzano per essere seppellito nella cappella che D’Angiolo aveva fatto realizzare per lui e la famiglia da Giuliano Vangi. —



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