Gioco
Addio Dario, adesso insegnerai agli angeli a nuotare...
Tantissimi giovani ai funerali del sedicenne morto in moto sulla Sarzanese, lo strazio dei familiari e dei compagni della nazionale di nuoto pinnato
CAPEZZANO PIANORE. «È arrivato il momento di salutarci. Adesso insegnerai agli angeli a nuotare e noi ti porteremo nei nostri cuori». Ieri, al funerale di Dario D’Alessandro, nella chiesa Sacro Cuore di Gesù di Capezzano, era presente anche la Nazionale italiana di nuoto pinnato. Con la voce rotta, uno dei compagni di squadra di Dario ha letto una lettera d’addio all’amico che a sedici anni ha perso la vita in uno schianto in scooter la notte della vigilia di Natale.
La chiesa era strapiena di amici e parenti. Tanti gli adolescenti e le famiglie presenti dentro e fuori la piazza davanti alla parrocchia.
«Caro Ciccio, come sapevi riuscire a strapparci un sorriso con le tue battute... Come entravi in quella vasca. Lo sport era la tua vita e siamo certi che da lassù continuerai a darci la tua grinta e la tua forza».
Quella grinta e quella forza sono rimaste impresse nei ricordi di chi lo ha conosciuto. Nel nuoto ad esempio le ha trasmesse agli amici della nazionale che hanno voluto essergli accanto per l’ultima volta, vestiti di blu e con il tricolore sul petto («non ci saremmo aspettati di vestire questa divisa della Nazionale per te» hanno detto). Poi nella squadra di Camaiore, la KamaSub, dove nonostante la tenera età già aveva conquistato tutti. I compagni lo hanno ricordato per la sua capacità di trasmettere i valori sportivi, il talento e la passione. «Sono stato io a volerlo a contatto con i bambini autistici che noi chiamiamo speciali – ha detto l’allenatore Simone Mallegni – mi ricordo quando Dario, con una incredibile naturalezza, riuscì a far entrare in acqua Gabriele, un bambino speciale, dopo che altri istruttori avevano fallito».
Il feretro bianco, di un bianco puro come la giovinezza di Dario e come i fiori che lo avvolgevano nell’ultimo viaggio, è arrivato davanti alla chiesa di Capezzano accolto da una grande folla. Dentro era già tutto pieno. Tanti i volti di persone distrutte dal dolore e in lacrime.
«La fine della vita - ha detto il parroco don Andrea Ghiselli - è sempre un mistero. Dario era nell’età della giovinezza in cui la vita fiorisce... si rimane senza parole. Però bisogna fermarci davanti a questa tempesta emotiva. I sentimenti di bontà, di bellezza e straordinarietà di questo ragazzo, rimarranno nel nostro cuore e come esempio di vita».
Fra il pubblico, oltre alle divise blu della Nazionale, si notavano cinque magliette bianche con una scritta sulle spalle: «We aren’t just swimmers, we are finswimmers». Cioè, non siamo solo nuotatori, siamo pinnatisti. A indossarle erano altri compagni di sport di Dario. «Un giorno avremmo voluto vederti ancora vincere – ha detto uno di loro durante la messa – adesso i ricordi saranno il bene più prezioso di te. Caro Ciccio mancherai a tutti. Eri un animo buono e gentile, e il tuo sorriso e le tue battute ci daranno la forza di vincere per te».
La vita di Dario si è fermata su quella maledetta via Sarzanese, nella notte della vigilia di Natale. Il sedicenne promessa del nuoto, residente a Capezzano Pianore, era in sella allo scooter del padre – un Beverly 350 di cilindrata – ed era già rientrato a casa dalla festa del Camel Ponce a Pietrasanta. Era uscito di nuovo forse per andare a comprare le sigarette, senza indossare il casco. Ha superato un’auto e poi ha tamponato un Panda andando a sbatterci contro. —
Tiziano Baldi Galleni
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