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Strage, i familiari: «Agghiacciante il quadro tracciato nella sentenza»
L’associazione “Il mondo che vorrei” alla luce delle motivazione dell’appello torna a chiedere l’incontro atteso con il ministro dei trasporti in carica
VIAREGGIO. Adesso è il momento dell’incontro con il ministro delle infrastrutture: incontro che i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio stanno «ancora aspettando», come ricorda la nota diffusa ieri a firma di Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”. Adesso è il momento che il ministro dei trasporti «metta al centro del proprio lavoro la sicurezza e la tracciabilità, quali temi principali e urgenti del suo lavoro». Perché - così la posizione dei familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio, 10 anni fa - «dalla prima lettura delle motivazioni della sentenza di appello, come ci aspettavamo, il quadro che delineano anche i giudici nel secondo grado di giudizio, è agghiacciante, disarmante. Ritroviamo nelle parole della sentenza un sistema ferrovie completamente allo sbando sotto il profilo della sicurezza e dei controlli».
I familiari si soffermano anche sulla parte di sentenza che ha condannato l’ex manager di Stato, Mauro Moretti, anche in qualità di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Abbiamo letto i motivi dell’incremento di pena dell’ad di Ferrovie Italiane Spa e ricordiamo il passo per cui “...l’imputato Morettideve essere dichiarato responsabile nella qualità di amministratore delegato di Fs per aver omesso di compiere gli interventi idonei per evitare il deragliamento del treno, o quanto meno per evitare o ridurre le sue conseguenze catastrofiche”».
Inoltre, si legge nel comunicato diffuso, «bisogna sottolineare l’importanza del fatto che la Corte di Appello ha confermato e sottolineato i seguenti punti della sentenza di primo grado: la legittimità della costituzione del collegio del Tribunale di Lucca; che la strage di Viareggio deriva da un incidente in violazione delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro; aver respinto la richiesta delle aziende straniere di non essere giudicate applicando la normativa del testo unico sulla sicurezza, proprio perché straniere. Si legge, inoltre, come confermato dalla Corte di Appello, il richiamo alla continua omissione della valutazione del rischio: “...Da tale omessa o incompleta valutazione dei rischi è poi inevitabilmente derivata l’omessa individuazione di misure precauzionali idonee ad evitare il rischio di deragliamento stesso...”. Come, del resto, la velocità, una delle diverse misure atte a mitigare il rischio. Nuovamente è ribadita l’importanza della tracciabilità del materiale rotabile, (carrello, assili, boccole)». Inoltre, così conclude la nota, «la Corte, si chiede come sia possibile far circolare sulla rete ferroviaria Italiana, un assile datato 1974, del quale non si conosceva la storia manutentiva e che era stato forgiato con acciaio non più a norma. Ci arriverebbe perfino un bambino...appunto».
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