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I giudici tributari: «ICare non doveva essere costituita»

D. F.

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VIAREGGIO. «Illegittimità della azione della società affidataria del servizio»: anche la terza sessione della Commissione tributaria provinciale si è espressa sui ricorsi che i contribuenti hanno avanzato nei confronti di ICare, società interamente del Comune di Viareggio. La questione è sempre quella di quanto disposto dal Decreto Madia, per cui il servizio tributi della fallita Viareggio patrimonio, società interamente pubblica, non poteva essere trasferito ad ICare, società con la stessa caratteristica pubblica. «Deve ritenersi sussistente», si legge nella sentenza recente, «il divieto sopravvenuto per il Comune, al momento dell’entrata in vigore della norma, non solo di costituire nuove società “in house”, ma anche di acquisire partecipazioni in società gerenti i medesimi servizi della fallita».

Il Comune si è difeso come fa dall’inizio di questa vicenda, sostenendo che la Legge Madia non è applicabile al servizio tributi affidato ad ICare «essendo entrata in vigore in epoca successiva alla costituzione della nuova società in house». Ma i giudici della Commissione tributaria hanno ritenuto che «trattasi di illegittimità sopravvenuta dell’attività di gestione dell’Ente locale, e per l’effetto di quella della società affidataria del servizio».

Nella seconda sentenza, la stessa sezione della Commissione tributaria provinciale ha sentenziato che l’articolo 14 del Decreto Madia «si applica anche con riferimenti ai fallimenti di società in house verificatesi prima dell’entrata in vigore della norma». I giudici aggiungono un passaggio “pratico”, là dove scrivono. «È palese come la citata disposizione porti una prescrizione dirette ed immediata per il Comune. La sua applicazione non è subordinata alla tempistica occorrente al riassetto o alla dismissione della partecipazione». Così che viene sottolineato come sia «”contra legem” una prosecuzione del medesimo servizio mediante l’affidamento diretto a società pubblica del tipo di quella di cui si discute». In entrambi i casi i contribuenti si erano affidati all’avvocato Giovanni Cortopassi. —

D. F.

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