La protesta
Addio al chirurgo che salvò l’agente della strage di Querceta
Mario Falaschi si è spento ieri all’ospedale Cisanello dopo un intervento. A Fivizzano rimase in reparto insieme ai suoi pazienti durante un terremoto
VIAREGGIO. Lasciò il lavoro, per scelta, pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’ospedale unico della Versilia, dove gli era stata assegnata una delle due chirurgie, spiegando a tutti che non si sarebbe mai abituato a una chirurgia di tipo nuovo, basata su numeri, bilanci e protocolli. Lui che aveva trainato i reparti di piccoli ospedali di provincia. Mario Falaschi, chirurgo vascolare, se ne è andato ieri all’età di 80 anni.
Originario di Livorno, dopo la laurea in medicina a Pisa, nel 1975, si trasferì a Viareggio, dove, a soli 36 anni, diventò assistente del professor Di Grazia, prima, e primario facente funzione dopo. Dal 1981 al 1996 fu primario all’ospedale di Fivizzano, comune della Lunigiana dove molti viareggini lo avevano seguito per farsi curare. Specialista in chirurgia generale, vascolare e d’urgenza, tornò in Versilia diventando primario all’ospedale di Pietrasanta. Lo rimase fino al 2000 quando, dopo avere avuto l’assegnazione di una delle due chirurgie al nuovo ospedale unico della Versilia, decise di andare in pensione. Abbandonò il lavoro con sacrificio e sofferenza, ma convinto della sua scelta.
Nel suo curriculum aveva una lista infinita di interventi di alta chirurgia e di vite salvate; scherzosamente si dice che non c’è famiglia a Viareggio che non abbia un parente, un familiare o un amico che non sia stato operato dal dottor Falaschi. Dotato di profonda sensibilità e amore incondizionato per i suoi pazienti, è conosciuto anche per aver operato e salvato la vita nel 1978 all’ispettore Giovan Battista Crisci, unico superstite della ormai famosa sparatoria di Querceta, e per essere rimasto in reparto insieme ai suoi pazienti durante una forte scossa di terremoto a Fivizzano, mentre tutti fuggivano spaventati fuori dall’edificio.
Un grandissimo uomo, prima ancora che un grandissimo professionista. Qualche giorno fa aveva subito un improvviso intervento addominale all’ospedale Cisanello di Pisa dove, nonostante l’alta professionalità, umanità e competenza del reparto di chirurgia d’urgenza, ieri mattina si è spento. Ironia della sorte, se ne è andato proprio in una situazione che migliaia di volte lo aveva visto protagonista dalla parte opposta. «Infatti, quando dopo ore di intervento chirurgico, ci è stata segnalata la diagnosi, proprio per i racconti che nei decenni nostro padre ci faceva, abbiamo capito subito che non ce l’avrebbe fatta: mio padre non sbagliava mai».
Lascia l’adorata moglie Carla, i figli Luca, titolare dell’omonima ortopedia e Marco, che pochi mesi ha donato un rene a una persona che conosceva appena, le nuore Stefania e Michela, oltre ai nipoti Leonardo, Emma e Margherita che tanto amava. Il funerale a cura della Croce Verde è fissato oggi alle 16. 30 nella chiesa di Santa Rita all’ex Campo d’Aviazione. Dalle 11.30 chi vorrà potrà portargli l’ultimo saluto alla Croce Verde in via Garibaldi. —
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