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AMBIENTE E LAVORO 

Sos dei vivaisti: noi in balìa del clima impazzito

Tiziano Baldi Galleni
Sos dei vivaisti: noi in balìa del clima impazzito

Dopo la tromba d’aria che ha colpito le aziende di Torre del Lago imprenditori e addetti del settore guardano con preoccupazione al futuro

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VIAREGGIO. Il clima non è più lo stesso, ha ormai abituato a fenomeni meteo straordinari. Anche in Versilia si registrano segni evidenti di questo mutamento. Venerdì scorso ad essere colpito è stato il settore florovivaistico, con una tromba d’aria che ha causato diversi danni. Fra le aziende più danneggiate c’è quella di
Marco Carmazzi, il leader in Italia del peperoncino. Ma sono sempre di più le preoccupazioni provocate dalle calamità naturali in un settore che conta circa 3 mila addetti e 400 aziende, fra vivai di grandi e medie dimensioni e altre micro-attività.

«Siamo in balìa di un cambiamento climatico e questo lo stiamo sperimentando da anni - dice il titolare della Floricoltura Carmazzi - fra la serra rovinata, le piante perse e quelle da rimettere, lo smontaggio e il rimontaggio, abbiamo subìto un danno fra i 60 e 70mila euro». Oltre al vento, uno dei maggiori nemici per i vivaisti sono le piogge forti e intense che «riempiono velocemente i canali che non sono più in grado di ricevere sversando nelle serre».

Stessa considerazione la fa un altro big del settore, Luca Maffucci, con i suoi 50 ettari di coltivazioni (di cui 25 scoperti). «Non piove più come prima: in un’ora viene giù l’acqua che prima veniva in un giorno. Così i canali non riescono più ad assorbirla». Cita due canali su tutti, che delimitano l’area dei vivaisti fra Viareggio e Torre del Lago: fosso Fontanella e fosso Guidario. «Poi ci sono i canali di scolo fra le serre - prosegue Maffucci - prima funzionavano, adesso con le bombe d’acqua non tengono più e le serre si allagano».

Leonardo Tomei, dell’Azienda agricola Giuseppe Tomei, lavora in questo settore da quando è nato. «È la seconda volta - dice - che vedo una tromba d’aria così. Senz’altro adesso è più difficile con questi imprevisti, con i quali dobbiamo fare i conti personalmente e non aspettarci aiuti dalle istituzioni».

Andrea Rovini, che lavora da 20 anni nell’azienda di Carmazzi, ha visto con i propri occhi la serra accartocciarsi. «Le strutture costano soldi e pesano sul bilancio dell’azienda – dice – ed è ovvio che questi danni si ripercuotano su tutti. Oggi è diventato importante mantenere il posto di lavoro. Intanto per fortuna lì sotto non ci si trovava nessuno di noi».

La moglie di Marco Carmazzi, Paola Paradisi, si ricorda anche dell’alluvione di 4 anni fa. «Già in quell’occasione riuscimmo a superare la calamità, ce la faremo anche stavolta. Senz’altro fa male economicamente e dilania lo spirito. Quella serra era stata montata da un mese».

La situazione la conoscono bene anche i clienti, come Florio Enache che compra piante e fiori per un ortoflora di Torre del Lago: «Quando succedono queste cose fa male. Investi dei soldi e poi ti succede un danno così e perdi l'investimento».

Infine Cristiano Genovali, proprietario de “La Sassaia” a Massarosa e nel consiglio di “Consorzio toscano di difesa delle produzioni agricole”, ricorda che «i fondi sulle calamità naturali non coprono più il settore agricolo. Però ci possiamo salvaguardare e su questo vorrei sensibilizzare i colleghi, a far uso di polizze assicurative. Lo Stato ci rimborsa il 70% del canone attraverso consorzi di difesa come quello di cui faccio parte».
 

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