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Così l’autopsia ha svelato la verità sul bimbo morto in culla
Gli accertamenti sul corpo del piccolo trovato senza vita in una casa famiglia due anni fa hanno dato una svolta alle indagini che hanno portato all’incriminazione della madre
stiava. È stato strattonato, più volte, tanto da provocargli la rottura del femore. Poi è stato preso per il collo. Forte, troppo forte per un piccolo di nemmeno due mesi. Così forte che non ce l’ha fatta ed è morto per asfissia. È quanto emerso dall’autopsia effettuata sul corpo piccolo trovato morto la notte del 10 dicembre 2017 nella sua culla in casa famiglia di Stiava. Secondo la ricostruzione fatta dal pm Salvatore Giannino, sulla base dell’esame autoptico, la responsabile sarebbe la giovane (forse anche minorenne all’epoca dei fatti) madre, accusata adesso di omicidio.
La donna non è più in Italia. Era (era dal momento che ha lasciato il Paese) una richiedente asilo fuggita dalla Guinea. Erano lei e il primo figlio. Nessun altro, nessun bagaglio. Era giovanissima, probabilmente ancora minorenne. In Italia è arrivata incinta del secondo figlio, forse nemmeno voluto, quel piccolo nato il 16 ottobre del 2017 e morto due mesi dopo, il 10 dicembre. Era appena arrivata a Massarosa, quando è successo. Viveva in una casa famiglia che si occupa delle donne sole in difficoltà. Era notte. La chiamata al 118 e ai carabinieri è arrivata intorno alle 5. 30. La chiamata parlava di un bimbo che non respirava, non di un neonato già morto. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto hanno provato a rianimarlo, ma era tutto inutile. Non hanno potuto far altro che dichiararne il decesso.
Le indagini, in un primo momento, sembravano di routine. Dai primi esami non emersero infatti segni di violenza sul corpo di piccolo. L’ipotesi più accreditata quindi era che si fosse trattata di una morte bianca. Una morte imprevedibile: il bimbo, all’improvviso, smette, per un motivo o per un altro, di respirare. E succede in genere di notte, durante il sonno. Secondo alcuni studi la causa potrebbe essere una anomalia nella zona cerebrale “invisibile” che controlla i ritmi del sonno e della veglia. Ma non era questo il caso.
Qualcosa non tornava agli inquirenti. E l’autopsia disposta dalla Procura ha svelato poi cosa: il piccolo aveva un femore rotto e segni di pressione sul collo. —
M.C.
Altro servizio a pag. 9
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