Il Tirreno

Versilia

Violenza sulle donne A Viareggio casi in aumento del 15%

Donatella Francesconi

I dati dei carabinieri all’iniziativa organizzata alla Croce Verde dalla Casa delle donne 

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il convegno

Sono una cinquantina circa le donne di Viareggio che nel 2019 sono state soccorse dai carabinieri (Compagnia di Viareggio, circa 30 casi) e dal commissariato della polizia di Stato per violenze subite, per lo più in ambito domestico, o stalking. Una casistica che, almeno per quanto riguarda i carabinieri, ha visto un aumento del 15% sul 2018, anche perché le donne denunciano di più. Questo il dato portato dall’Arma (tenente Mario Sorice e maresciallo Michele Minuz) all’iniziativa promossa dalla Casa delle donne, alla quale ha partecipato l’avvocato Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare di indagine sul femminicidio.

Cinque sono state per i carabinieri le misure cautelari ottenute dalla Autorità giudiziaria, mentre una decina di casi sono al vaglio.

Aumenta in modo significativo il numero dei bambini vittima di violenza: più 30% è il dato viareggino. Solo nel 2019 i casi sono stati più di 20, con alcune vicende di violenza sessuale sia su bambine che su bambini. Fondamentale - ha spiegato Sorice (comandante Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Viareggio) - «è la formazione». Quella sui quali investe in figure come quella, a Viareggio, del maresciallo Minuz, e quella che a loro volta gli operatori formati all’Istituto superiore di tecniche investigative dell’Arma, sono in grado di offrire ai propri colleghi sul territorio.

E di formazione necessaria per tutti gli operatori che nei vari settori di competenza possono trovarsi a che fare con una donna che ha subito violenza di ogni tipo, ha a lungo parlato Valente. La quale ha voluto fissare un principio-chiave: «La violenza contro le donne non è un fenomeno di carattere privato», in un quadro nazionale in cui «aumentano i femminicidi e sono sempre più feroci». Un esempio per tutti, il ruolo del medico di base: «Quando una donna per la terza volta chiede qualcosa per dormire, oppure dice che non sente da un orecchio, deve scattare un campanello d’allarme».

Formazione che «passa attraverso l’università, per quasi la totalità dei professionisti che possono ritrovarsi ad avere a che fare con donne vittime di violenza». Perché solo così «si lavora nel senso di abbattere gli stereotipi duri a morire. Come si può pensare nel 2020 - così ci dicono i dati Istat - che si possa sostenere che una donna “s’è cercata una violenza?”. Questo è il problema».

All’iniziativa ha partecipato anche Maria Grazia Forli, madre di Vanessa Simonini, 20 anni, uccisa a Gallicano dieci anni fa da un trentacinquenne che si professava suo amico ma che al rifiuto di una relazione non ha esitato a strangolarla. Sono 85 le panchine rosse che l’associazione-Centro di ascolto “Non ti scordar di te “ ha disseminato nella Valle del Serchio. «Sopra ci sono i numeri delle associazioni alle quali le donne possono rivolgersi», racconta Maria Grazia. «Vedremo di portare una panchina di Vanessa anche a Viareggio», è stato l’impegno preso da Ersilia Raffaelli, presidente della Casa delle donne. —

Donatella Francesconi

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