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l’inchiesta 

L’ispettore arrestato aveva sedotto una cieca per soldi

Massimo Donati
L’ispettore arrestato aveva sedotto una cieca per soldi

Circonvenzione di incapace tra le accuse al poliziotto della stradale. Il pm: «In 3 anni ha intascato almeno 180.000 euro»

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VIAREGGIO. Per quasi tre anni le aveva fatto credere di essere l’uomo della sua vita. Rinviando sempre il momento in cui sarebbero finalmente andare a convivere con la lontananza della propria sede di lavoro. In realtà ciò che voleva da quella donna quasi del tutto cieca e con problemi mentali erano solo i soldi. I suoi e, una volta prosciugatele i conti, quelli dell’anziano padre. E senza contare assegni e contanti – per non parlare della spese fatte con la carta di credito della “fidanzata” – solo attraverso i bonifici bancari di quel denaro aveva intascato nel tempo quasi 180.000 euro.

Ci sono anche quelle di circonvenzione di incapace e di truffa fra le tante accuse che giovedì mattina hanno portato in carcere l’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 49 anni, segretario nazionale della Uil polizia e comandante ad interim del distaccamento della polizia stradale di Viareggio, arrestato giovedì mattina nell’ambito di un’inchiesta della procura di Pistoia nata da una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui conti correnti dell’uomo: gli inquirenti calcolano dalle sue mani siano passati circa 900.000 euro negli ultimi tre anni, a fronte di uno stipendio che ammonta a meno di un decimo di tale cifra.

Secondo la procura – titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Leonardo De Gaudio – tutti i reati contestati all’ispettore (in forza al Comando di Lucca, ma attualmente aggregato alla sezione di Montecatini) sarebbero riconducibili alla sua continua necessità di denaro dovuta al vizio del gioco d’azzardo. A partire da quelli ottenuti millantando possibilità che non aveva o facendo dei favori in forza del proprio ruolo di poliziotto, come rivelare a due pluripregiudicati targhe e modelli delle auto civetta utilizzate dai colleghi della questura per i servizi in borghese.

Tornando al reato di circonvenzione di incapace e a quello di truffa, durissime le parole del gip Luca Gaspari nella propria ordinanza di custodia cautelare in carcere. Con cui spiega come per quasi tre anni Pantaleoni abbia ingannato, grazie al proprio “innato carisma” e alla capacità di affascinare, quella donna ipovedente residente in provincia di Lucca, innamorata di lui, e l’anziano padre ultraottantenne. Riuscendo a manipolare entrambi in modo da nascondere le sue reali intenzioni, che invece emergerebbero da alcune delle intercettazioni telefoniche e ambientali andate avanti fino allo scorso agosto. Come quella in cui, parlando con un amico, disprezza volgarmente l’aspetto della donna, sottolineando il fatto che gli toccava sopportare «perché c’avevo da levargli i soldi». O quando con la propria vera compagna si vantava di aver perfino rifiutato di mangiare il dolce dallo stesso piatto «con quella donna di m...».

Fatto sta che gli inquirenti hanno ricostruito che dal novembre 2016 al luglio 2019, Pantaleoni aveva ricevuto da padre e figlia bonifici per 179. 650 euro, come presunto corrispettivo (con caparre superiori addirittura al 50% del valore) per la conclusione dei contratti preliminari per la vendita di tre immobili di sua proprietà, ai quali però era seguito un solo contratto definitivo e per giunta simulato. Di quel denaro in seguito ne aveva restituito loro circa solo 45. 000 euro.

Ma poi ci sarebbero tutti gli altri soldi, tanti, avuti dalla donna in contanti, con assegni e anche utilizzando le sue carte di credito. Fino a ridurla praticamente alla fame, spiega il giudice nella sua ordinanza. Ed era stato da quel momento che aveva puntato al patrimonio del padre (nelle intercettazioni spiega come non gli resti che aspettarne la morte...): per questo aveva cercato di convincere la figlia ad aprire un conto corrente in comune con il padre, spingendo, per capire se davvero avesse a disposizione un milione e mezzo di euro, a fare delle verifiche di nascosto dall’anziano genitore.

Domani pomeriggio, l’ispettore sarà interrogato dal gip nel carcere di Pistoia. Gli altri reati che gli vengono contestati, sono truffa ai danni dello Stato (per essersi assentato dal servizio fingendosi malato), riciclaggio, autoriciclaggio, falsità ideologica, traffico di influenze illecite, abbandono del posto di servizio, corruzione e ricettazione. Alcuni dei quali commessi in concorso con altri 4 indagati, fra cui due imprenditori valdinievolini. –

Massimo Donati

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