Il Tirreno

Versilia

la storia di natale 

Vive lavando le vetrine dei negozi, gli rubano il cellulare con tutti i contatti

Donatella Francesconi
Vive lavando le vetrine dei negozi, gli rubano il cellulare con tutti i contatti

L’appello degli amici: «Mettetevi una mano sulla coscienza! E tanto avrete rubato a uno che lavora in banca e che ha chissà quale cellulare....Oh ragazzi! Va a pulire i vetri! Umanità! Ci deve lavorare!».

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VIAREGGIO. È una storia - quella che scorre nel post su Facebook per mano di Silvia - che sembra uscita da un classico di Natale, da un racconto di Dickens. Lui sbarca il lunario pulendo le vetrine dei negozi. Il 4 ottobre, di mattina, davanti all’Ottica ai piedi del cavalcavia intorno alle 11,30, «aveva lasciato il suo giacchetto e la roba da lavoro ad un metro di distanza mentre era preso a pulire», racconta Silvia. È bastato un attimo: una mano ladra si è portata via il giubbotto e con il capo di abbigliamento anche «il cellulare, le chiavi, ed i documenti da lavoro» che erano nelle tasche. . Cercando cercando, nella disperazione più nera, l’indumento è poi stato ritrovato: ma senza telefono cellulare. All’interno del quale l’uomo derubato «tiene tutti i contatti del lavoro», racconta ancora Silvia.

Il cui appello social risuona arrabbiato ma forte, vero: «Mettetevi una mano sulla coscienza! E tanto avrete rubato a uno che lavora in banca e che ha chissà quale cellulare....Oh ragazzi! Va a pulire i vetri! Umanità! Ci deve lavorare!».

L’appello è a far ritrovare il telefono, magari riportando al negozio di ottica. Nessuno si chiederà se chi lo riporta è il ladro o se si tratta invece di un’anima buona che lo ha solo trovato e riportato. Si può fare, insomma. Perché se è vero che la scala di chi ha bisogno ha infiniti gradini, lo è altrettanto che la guerra tra poveri non porta bene a nessuno.

Per chi vive onestamente e con fatica di una attività “minima” come pulire le vetrine un furto del genere è l’equivalente dei ladri che entrano in azienda e devastano tutto. Perché non poter essere contattato dai negozianti che hanno necessità significa perdere quel minimo di sostentamento giornaliero che consente di vivere dignitosamente. In una città turistica in cui, però, chi perde il lavoro e ha più di 40 anni non trova più niente da fare, non può accedere a percorsi di reinserimento che offrano alternative valide alla disoccupazione e si vede quotidianamente chiudere tutte le porte in faccia. Esposto, alla fine, a fare davvero qualsiasi cosa pur di non cedere ai pensieri più cupi. Quel telefono un po’ usato e che sembra davvero poca cosa, insomma, è invece un’assicurazione sulla vita. Rifletterci è il miglior pensiero natalizio possibile.

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di Redazione web