Il Tirreno

Versilia

in municipio 

Dieci neo assunti per l’ufficio tributi a Viareggio

Donatella Francesconi
Dieci neo assunti per l’ufficio tributi a Viareggio

Sono i lavoratori della ex Viareggio Patrimonio e poi di ICare che hanno sempre gestito il servizio di riscossione

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VIAREGGIO. Dalla Viareggio Patrimonio (nata nel 2006 e fallita nel 2015) alla gestione del servizio tributi che il Comune ha passato ad ICare nel 2016, con proroga a tutto il 2019, allo stesso servizio oggi reinternalizzato in Municipio. Dove approdano, a tutti gli effetti dipendenti comunali, dieci lavoratori ex Patrimonio ed ex ICare che hanno partecipato al recente concorso: Tania Porciani, 48 anni di Pieve a Nievole, Maria Chiara Giovannetti, 54 anni di Viareggio, Sara Cupisti, 43 anni di Viareggio, Gabriele Rosetti, 57 anni di Viareggio, Letizia Benedetti, 43 anni di Viareggio, Paola Melchiorre, 48 anni di Massarosa, Daniela Gemignani, 51 anni di Massarosa, Sabrina Pucci, 55 anni di Viareggio, Ornella Del Fiandra, 57 anni di Massa e Cinzia Paroli, 41 anni di Lucca. Sono i nominativi di chi, da 2 gennaio, entrerà in servizio attivo in Municipio. «La graduatoria formata, 21 nominativi, potrà essere utilizzata per eventuali assunzioni a tempo determinato», rende noto l’amministrazione comunale del sindaco Giorgio Del Ghingaro.

«Il Comune di Viareggio torna finalmente ad assumere», commenta il vicesindaco Valter Alberici: «In questi anni il numero di dipendenti si era notevolmente assottigliato, passando da oltre 516 a circa 350. Benvenuti e buon lavoro ai neo assunti: nuove persone e nuovi talenti che andranno ad arricchire il personale già presente e che si metteranno presto al servizio della città».

Nuovi per la macchina comunale, ma tutti con l’esperienza sulle spalle maturata prima nella Viareggio Patrimonio e poi in quella ICare che il servizio tributi ha dovuto dismettere, andando a “sbattere” nel Decreto Madia. Come ricordato ancora ieri nella sentenza emessa dalla prima sezione della Commissione tributaria provinciale, presieduta dal giudice Valentino Pezzuti, che è il presidente del Tribunale di Lucca. Là dove i magistrati aggiungono un altro elemento alle sentenze analoghe fin qui emesse, sottolineando come la norma (il Decreto Madia, appunto) faccia «espliciti riferimento al venir meno della possibilità dell’Ente di esercitare i diritti sociali relativi alla partecipazione a società pubbliche» nate per espletare lo stesso servizio di altre, con le stesse caratteristiche, fallite. «Si osserva», continuano i magistrati della prima Commissione tributaria provinciale, «che sulle società in house il Comune può e deve esercitare il cosiddetto controllo analogo, cioè il potere di comando sulla gestione con modalità ed intensità non riconducibili ai diritti ed alle facoltà spettanti ad un socio normale, ma con intensità non riconducibile ai diritti ed alle facoltà spettanti ad un socio normale, ma con intensità tale da privare di qualsiasi autonomia gestionale l’organo amministrativo della partecipata». Società che «assume il carattere di una articolazione, in senso sostanziale, della pubblica amministrazione da cui promana».

Ove il Comune - conclude la sentenza - «abbia, come nella specie, indebitamente mantenuto una partecipazione in una società comunale, vi è proprio la perdita del poter di esercizio dei connessi diritti sociali, e dunque la perdita della possibilità di esercitare, tramite essi, il controllo analogo». Questione ben più ampia, dunque, della sola illegittimità di ICare a riscuotere tributi. —


 

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