Sicurezza
Abbraccio a Viareggio tra il Centro islamico e la Parrocchia di Bicchio
Musulmani e cattolici riuniti in un momento di confronto alla presenza dei rappresentanti delle due religioni: «Un’esperienza che ripeteremo»
VIAREGGIO. Fianco a fianco in nome di Dio, che sia quello di Allah o di Nostro Signore poco importa. Momento toccante quello di ieri pomeriggio al Centro islamico di Bicchio, dotato anche di una sala di preghiera per musulmani, dove si sono incontrate la comunità cristiana della chiesa cattolica di Bicchio e quella musulmana che vive e lavora in città. Folta la rappresentanza di cittadini marocchini, ma presenti anche gli esponenti della comunità del Bangladesh, molto numerosa in città. Tra i partecipanti anche rappresentanti della comunità musulmana lucchese, insieme a Salah Chufka e Luciana Luciani del Centro Ecumenico e Interreligioso di Agliati (Pisa).
A donare alla parrocchia di Bicchio il libro sacro (Corano) tradotto in italiano è stato - «a nome della comunità musulmana» - Yassine Karbal: «Benvenuti in questo luogo di culto dove Dio viene adorato». Perché - ha voluto sottolineare Karbal - «noi crediamo in tutte le religioni monoteiste». Del «desiderio di incontrarsi» ha parlato don Graziano, accompagnato da un gruppo di parrocchiani: «Ci siamo rallegrati quando abbiamo saputo che nel nostro quartiere sorgeva un luogo di culto. Quello per cui dovremmo allarmarci, invece, è ben altro: nel territorio della parrocchia di Bicchio ci sono, infatti, ben quattro sale giochi aperte giorno e notte».
A Chufka il compito di raccontare come si è arrivati all’incontro di ieri pomeriggio: «Ho incontrato don Graziano ad una festa di matrimonio perché suo nipote ha sposato una ragazza marocchina ed abbiamo parlato dell’occasione per creare un dialogo. Così ho chiamato Karim Oukerroum (mediatore culturale da anni in Italia e attivo su Viareggio, ndr) ed abbiamo organizzato». Chufka ha ricordato come gli immigrati di religione musulmana anche in Italia stiano «attraversando momenti difficili, segnati da pregiudizi, stereotipi, paure. Ecco perché cerchiamo di creare momenti di dialogo e mostrare il vero volto dell’Islam che è fratellanza, solidarietà ed un cammino di pace senza supremazia di una religione sull’altra».
Parole analoghe a quelle pronunciate da don Graziano: «Dio è amore e se coltiviamo la relazione con Dio possiamo diventare più fratello, più misericordiosi».
Al termine dell’incontro, dopo che Mahjoub Ben Haimouda ha recitato un versetto del Corano, c’è stato il rinfresco, con molti dolci preparati dalle donne della comunità musulmana, innaffiati dal tradizionale tè alla menta. Don Graziano, in dono, ha portato un pane fatto da lui stesso. —
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