Il lutto
Landi Giocondo, la Cassazione «Fu bancarotta fraudolenta»
Condannati in via definitiva i due ex amministratori dell’azienda del marmo La prescrizione però cancella un reato: pena ridotta per l’amministratore unico
Avevano venduto la loro cava a una società riconducibile alla famiglia a un prezzo «incongruo». Cioè: 600. 100 euro, di cui solo 44. 200 con 12 assegni. Gli altri vennero suddivisi in accollo di debiti, in compensazioni di crediti e in 36 rate. Poi avevano «sottratto o distrutto» le scritture contabili della loro società fallita. Infine avevano «aggravato il dissesto della medesima in conseguenze dell’astensione, sin dal 2005, dalla richiesta di fallimento». Per questo Maurizio e Paolo Landi, ex amministratori della Landi Giocondo srl, nota ditta del marmo di Querceta dichiarata fallita nel 2011, sono stati condannati dalla Cassazione per bancarotta fraudolenta a aggravamento del dissesto. È finito in prescrizione invece il reato di bancarotta preferenziale a carico solo di Maurizio Landi. La corte suprema ha annullato, infine, con rinvio, la sentenza della corte d’appello di Firenze limitatamente al punto delle pene accessorie (i due erano stati interdetti per dieci anni all’esercizio di un’impresa commerciale).
Gli occhi della Procura di Lucca erano finiti sull’azienda già nel 2010, con la vendita della cava Faniello, situata nella parte più alta della valle di Arni. Amministratore unico era Maurizio Landi, padre di Cristiano, amministratore unico della Tre Elle, l’azienda che ha rilevato la cava. Per la Procura (che aveva agito su un esposto del socio Claudio Landi, fratello di Maurizio e Paolo) questo sarebbe stato solo un tentativo di distrarre un bene pregiato dal patrimonio di una società in grave difficoltà, probabilmente già diretta al fallimento. A corroborare la visione dell’accusa anche il prezzo di cessione, ritenuto troppo basso. Così arrivò il primo sequestro della cava. Nel 2011 poi la società chiuse a seguito dell’istanza di fallimento.
Il tribunale di Lucca, nel giugno del 2015, condannò Maurizio e Paolo Landi – il primo amministratore fino al 3 marzo 2009, presidente del consiglio di amministrazione fino al 17 maggio 20110 e amministratore unico della Landi Giocondo srl, il secondo presidente del consiglio di amministrazione dall’agosto 2002 fino al 3 marzo 2009 e amministratore fino al 17 maggio della stessa società– a quattro anni e sei mesi. Pena solo parzialmente modificata dalla corte di appello di Firenze che nel settembre del 2017 condannò Maurizio Landi anche per il reato di bancarotta preferenziale per il quale era stato assolto in primo grado.
Con la conferma delle condanne (eccetto la bancarotta preferenziale) da parte della Cassazione si chiude così la storia giudiziaria di una delle più note e discusse aziende del marmo della Versilia. —
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