Sicurezza
Scontro tra puristi e innovatori per le cabine con doccia a Forte
No al progetto del Maitò: c’è chi ritiene le modifiche un’offesa alla tradizione Ma in tanti spiegano: è normale dare un servizio in più e adeguarsi al mercato
«Ma lei, la doccia interna alla cabina, la vorrebbe o no?». Una domanda del genere potrebbe suonare come uno scherzo, l’inizio di una beffa di monicelliana memoria. Non a Forte dei Marmi, dove la prospettiva è destinata ad aprire un caso cittadino dopo che la commissione urbanistica del Comune ha bocciato la parte del progetto di riqualificazione del Maitò Beach che prevedeva proprio la doccia dentro le cabine. La domanda perciò non è banale: meglio la cabina tradizionale, conservando il fascino amarcord che ne ha fatto un simbolo, o accettare il cambiamento, adeguandosi a una clientela sempre più esigente in termini di comfort? Il Tirreno è sceso in strada per chiederlo – e dare la parola – ai diretti interessati: i fortemarmini. Che si sono espressi così.
MEGLIO LA TRADIZIONE
«Ma stiamo scherzando? La cabina a Forte dei Marmi è un tabù e come tale deve rimanere». Trasuda sdegno Giovanni Maffei. Fermo all’incrocio di piazza Garibaldi, all’ombra del Fortino, scuote il capo con fare sostenuto: l’idea della doccia in cabina, snaturare quelle assi di legno e quel tetto tanto caratteristico proprio non gli va giù. «E la verandina poi? Se si accettasse di inserire la doccia – spiega – servirebbe poi il piatto doccia, lo scarico fatto a norma di legge, le tubazioni. Dov’è lo spazio per fare tutto questo in una cabina tradizionale? Bisognerebbe cambiarla completamente, rinunciando a una tradizione che per anni è stata il nostro punto di forza». «A me Forte piace così com’è, perché cambiare? – si chiede Donatella Romano – questo paese è bello perché ha un alone di tradizionalità e familiarità tutto suo: dalle focaccine in piazza ai giri in bici, fino alla cabina semplice in legno. È questo che fa tornare le famiglie ogni anno – conclude – so che altrove hanno altri comfort, ma perché mai Forte dovrebbe essere uguale ad altri luoghi quando ha qualcosa di unico?». «Inutile puntare tutto sugli hotel extra-lusso: Forte è anche la sua cabina di legno semplice e tradizionale – commenta Lia Pruneti – è un simbolo intoccabile e rappresentativo, non perdiamo le nostre radici più classiche. Un comfort in più? Perché non metterci anche il fornello con angolo cottura, allora». «Questa cosa della doccia in cabina è solo la goccia che fa traboccare il vaso – commenta invece Massimo Ratti, titolare del Bar Roma – Forte dei Marmi è già stato snaturato dai bagni diventati ormai impianti di ristorazione di alto livello e che pretendono di rimanere aperti tutte le sere: il binomio con il centro cittadino si sta sgretolando e gli stabilimenti sono ben più di semplici spiagge attrezzate».
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È IL MERCATO, BELLEZZA
«Il fascino della cabina tradizionale è innegabile, però se il cliente lo chiede bisogna adeguarsi. Soprattutto, pur con la consapevolezza di intaccare un simbolo, bisognerebbe essere liberi come titolari di un bagno di scegliere di farlo o meno». La pensa così Ugo Manfrini, e come lui ad aprire alla possibilità della cabina con doccia sono in molti. «Il fortemarmino non esiste – catechizza Mario Mancini – e così l’idea della cabina tradizionale. Sarà pure nata così, e mantenere le tradizioni è senz’altro importante, ma perché non avere la libertà di cambiare se si vuole? Ad oggi se non ci si evolve non si va da nessuna parte». «Da Marina di Pietrasanta in poi lo fanno tutti – chiarisce Umberto Pagani – e con prezzi anche più concorrenziali di quelli che ci sono qui a Forte. Con quello che si chiede al cliente, integrare un servizio in più come la doccia in cabina mi sembra normale: non possiamo continuare a pensare al Forte di 80 anni fa, ormai è il passato e c’è necessità di adattarsi alle esigenze di un mercato che è cambiato profondamente». «Questo caso è esemplificativo di quello che non va in questo paese – commenta Luca Graziani – abito a Forte da 32 anni e purtroppo qui c’è ormai posto solo per i vecchi. Ben vengano le docce, e ben vengano anche i casinò e quanto di innovativo può esserci. Serve gente giovane in Comune che riesca a fornire al paese un volto più fresco e nuovo, anche in campo turistico». «Non vedo perché vietare al proprietario di un bagno di mettere la doccia nella cabina: dovrebbe essere una sua scelta – dichiara Francesca Rossi – da cliente, lo vedo come un servizio in più: considerando quanto si paga qui a Forte dei Marmi poi. Io sono sempre venuta qui perché abito vicino ma se confrontiamo costi e qualità, ad esempio, con una spiaggia estera come le Maldive il paragone non regge. E comunque – conclude – i problemi veri sono altri: il centro cittadino completamente spersonalizzato, o i parcheggi a pagamento dappertutto anche d’inverno. Altro che docce...». —
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