Il Tirreno

Versilia

Il respiro della Versilia

Lo scenario malinconico della stagione degli addii

Adolfo Lippi
Lo scenario malinconico della stagione degli addii

Nella fotografia di Roberto Paglianti che domani troverete insieme al giornale. il volto orgoglioso e nostalgico della spiaggia che non vuole cedere all’autunno

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VIAREGGIO. La Versilia di fine estate è una canzone, una poesia, un ultimo saluto, la foto di un tramonto, il martellare sulle tavole che chiudono come saracinesche i bagni, una nuvola con la prima pioggia di autunno, l’addio a un caro amico, una certa malinconia, uno “spleen” come lo esprimevano gli scrittori francesi, un Martini secco nel baretto nel night in fermata, una vela nella brezza settembrina, l’arrivo delle prime pellicole dei festival di Venezia e di Cannes, il ritorno in libreria per fare la scorta di romanzi da consumare nelle notti fredde, l’abbreviarsi delle giornate e la spiaggia frequentata per i ricordi, le camminate col cane, fare pittura come la fece Renato Santini, artista lirico delle fine stagioni e come la fa ai giorni nostri Angelo Fornaciari che predilige la marina disertata. Mentre Moses Levy la dipingeva e la decantava rovente, fulminata dai solleoni, invasa di bagnanti. Insomma una Versilia doppia di vissuti e di sentimenti.

La suggestiva foto di Paglianti mostra i resti della vacanza consumata. Sono strutture ormai spente di colori, di suoni, di voci. Ma la Versilia a fine estate si trascina ancora dietro le stupende melodie che ci lasciarono Mina o Fred Bongusto o Peppino di Capri, cantori di quelle sensazioni che provarono e provano milioni di bagnanti, dai più celebri agli anonimi, sulla battigia vetrina che da Viareggio giunge fino a Bocca di Magra.

E qui, su questa terra incantesimo, vi sono allora due diverse maniere di trascorrere la fine dell’estate: la prima maniera è lo struggimento per ciò che perdiamo, la seconda maniera è l’impegno tutto intellettuale per programmare l’estate che verrà, che dovrà portare maggiore benessere e più ospiti e con essi più impresa, più ospitalità, più narrazioni.

Della Versilia di fine estate scrissero Mario Tobino e il poeta Giuliano Bimbi. Tobino in tanti libri ricordò tutti coloro che erano stati di qua di là dal molo viareggino, da Puccini a Petrolini, da Totò a Zacconi, da D’Annunzio a Pirandello. Le loro presenze, le loro gesta lasciavano nei tanti ritrovi sulla passeggiata o al quarto platano di Forte dei Marmi o alla Versiliana di Fiumetto, un clima, un’atmosfera di lucente effervescenza e così quando assieme a Leonida Repaci, finiti i fasti del Premio Viareggio accompagnavamo al treno Guttuso, Buzzati, Zavattini o Montale che ripartivano per le loro città invernali, si veniva colti da una languida amarezza. Una proustiana nostalgia del tempo perduto che provavano anche i tanti ragazzi che, calzando infradito, accompagnavano in stazione le belle inglesine, tedeschine, svizzerotte con quali avevano bruciato notti d’amore in battigia. Restavano a chiudere gli ombrelloni gli ultimi bagnini. La marina si abbandonava al vuoto. Così Bimbi, il poeta, poteva scrivere: “Sulla deserta spiaggia d’inverno mi aggiro eternamente perplesso / affidando un veloce riesame / all’ansia contratta delle mani”. Ed ancora sul mare: “Tuono sommesso e continuo il mare / Qui furono dune sterpose dove uomini / vennero ad accendere fuochi, / uomini andarono rinacque il deserto”.

Ecco, il mare con il suo moto incessante di vita, suggerisce però nel suo eterno ritorno di onde come la Versilia sia anche una grande azienda turistica. E la fine dell’estate la deve cogliere ad esaminare ciò che è trascorso, gli errori commessi, le mancanze imputate, per inventare ciò che di nuovo si ripeterà a partire dalla primavera che viene. Cosa sa offrire la Versilia a fine stagione? Davvero poco. È utile ripeterlo. Mentre la vicina Lucca offre un settembre ricchissimo di manifestazioni, qui, a parte talune eccezioni di festival a Pietrasanta (festival della filosofia), a Camaiore (festival al teatro dell’Olivo), tanto partecipati, si fa poco o niente. Certamente, la Capannina al Forte resta aperta ed è frequentatissima e come del resto la Bussola a Focette. Ma giustamente, si lamentano a Tonfano, a Torre del Lago, a Viareggio, nulla di invitante, eccezionale, con richiamo, viene predisposto e organizzato. E bisogna attendere il Carnevale per ritrovare in strada spettacolo e musica e colori e gastronomia. Ma è poco, davvero poco.

La fine dell’estate dunque, così ben mostrata dalla foto di Paglianti, arriva con una vena di spiccata amarezza, un sapore di sale che strugge e che fa sembrare la riviera un gigantesco rimessaggio di barche che vengono ritirate, lasciate, riverniciate per ciò che verrà, con un po’ di nodo in gola per ciò che è stato: la gita sulle Apuane, le scorribande in pineta, le opere a Torre del Lago Puccini, il caffè al Forte, le mostre al Mediceo di Seravezza, la frittura di Lorenzo, Miro, Guido, l’osteria del mare. Insomma quando il mitico Sergio Bernardini sparecchiava la Bussola significava sempre un mesto addio. Sapranno i versiliesi di domani trasformare la fine della stagione in un ottimistico “arrivederci” carico di speranze? —


 

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