Gioco
Nella periferia della Versilia rifugio delle anime perse
È successo non lontano da dove 9 anni fa sparirono Velia e Maddalena «Questa è terra di nessuno, facile nascondere un cadavere qui»
il reportage
Sul terreno bagnato ci sono ancora le orme del carroattrezzi che ha portato via la roulotte. Era qui, in mezzo a questo campo che costeggia l’Aurelia, nel punto in cui Bicchio diventa Torre del Lago e sfuma nel vuoto.
Un pugno di case, un’officina meccanica, un fabbro, una carrozzeria e niente di più, per centinaia di metri. Anni fa, qui, tra le aziende, c’era anche un night club, l’Orto di Gino si chiamava, «e all’epoca sì che c’era della gentaglia in giro: la mattina trovavamo persone a dormire nei campi», racconta Stefano Cardella, titolare dell’officina omonima piazzata proprio dietro al campo dove domenica sera è stato trovato il cadavere di Chiara Corrado. Dal 1994 lavora il ferro in questo capannone in mezzo al nulla. «Oggi – dice – si sta molto meglio. Non troviamo più tossicodipendenti a dormire nel fienile, anche se, sì, bisogna ammettere che spesso la mattina nel parcheggio troviamo preservativi».
Eppure, qui, la notte nasconde quello che il giorno illumina. La periferia di Viareggio e della Versilia tutta, rifugio di anime perse. Lontano dai locali, lontano dalle Passeggiate, lontano dagli occhi che obbligano a essere qualcuno, a essere felici. A un passo dalla pineta sul confine pisano, crocevia di spaccio e di disperazione.
Nove anni fa, da Torre del Lago, non lontano dal luogo dell’omicidio, sparirono due donne: Velia, che all’epoca aveva 59 anni, e Maddalena, 80. Vivevano in una roulotte abbandonata su un terreno di via dei Lecci, da quando vendettero la casa e finirono sul lastrico. Furono uccise nella loro solitudine – ne sono convinti i giudici – ma i loro corpi non sono mai stati trovati.
Quello di Chiara invece sì: è stato trovato quattro mesi dopo il suo assassinio. Avvolto nel cellophane e nascosto in una roulotte con le finestre sigillate. La gente entrava e usciva da quel campo di proprietà di un’impresa edile, che nulla c’entra con questa storia, mentre il suo corpo, lentamente, spariva. «Questa è terra di nessuno. Se portano un cadavere qui, di notte, chi se ne accorge? », spiega Massimo Mencacci della cooperativa agricola forestale Mencacci, mentre taglia la legna sotto la pioggia. Dal suo terreno vedeva ogni giorno quella roulotte bianca, lì ferma nel campo, ma non si poteva immaginare che fosse una tomba.
«Sa, tutto il Paese è uguale: quello che è successo qui poteva succedere ovunque. Non è che Torre del Lago sia luogo di criminali, mentre altri posti non lo siano – continua Massimo Mencacci –. Il punto è che in questa zona si passa inosservati. Lì dietro ad esempio c’è un deposito di mezzi. Potrebbe esserci di tutto e nessuno sa nulla». Si sparisce, e si viene dimenticati. —
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