Gioco
La lezione di Corrado Benzio: leggerezza, serietà, sentimenti
Ieri pomeriggio la cerimonia-omaggio alla pieve della Cappella di Azzano. Tanti aneddoti da familiari, amici e colleghi per salutarlo con un sorriso
AZZANO. Serietà nella leggerezza e leggerezza nella serietà. Una capacità unica di essere insopportabile e memorabile allo stesso tempo. Ma soprattutto l’affetto, l’importanza dei sentimenti e dei principi da difendere ad ogni costo in questo mondo. Qualsiasi sia il nostro destino, questo è ciò che fa la differenza. . Corrado Benzio, giornalista e scrittore, colonna del “Tirreno”, è stato ricordato ieri pomeriggio nella pieve della Cappella di Azzano da familiari, amici e colleghi. Ammesso che la distinzione tra queste ultime due categorie abbia senso. Perché lavorare con Corrado poteva essere complicato, ma alla fine si diventava amici quasi per forza (anche perché lui era il primo a volerlo).
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Hanno voluto esserci in tanti, per ricordare Corrado, in un luogo che - come ha rammentato don Hermes Luppi - per lui e la sua famiglia hanno significato tanto. È qui che si era sposato con Irene Arquint: da allora il legame con questo luogo è rimasto intatto. Quando la pieve cominciò a sprofondare per un cedimento del terreno lui, allora caposervizio alla redazione di Viareggio, ci inviò cronista e fotografo. Ancora una volta voleva raccontare una storia.
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La sua storia più bella resta la sua vita, come l’hanno raccontata familiari, amici e tutti quelli che lo hanno conosciuto. Ne è venuto fuori un pezzo, come si dice in gergo, cioè un articolo, meraviglioso. Dove si ride e si piange. Come quelle belle canzoni e bei film italiani di una volta, che lui adorava: c’era spazio per la battuta al veleno, la risata, la commozione e l’abbraccio. Anche l’incredulità, perché non ci crede ancora nessuno che Corrado non c’è più. Di sicuro nessuno lo dimenticherà.
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Così ieri i suoi ragazzi, Maria, Emma e Nicola, hanno rammentato le brontolate, le tirate d’orecchi, ma anche i gesti di dolcezza infinita «come quando eravamo a dieta e lui ci ha portato i dolci». La nipote Camilla gli ha reso omaggio con una lettera. Commossi l’ex direttore del “Tirreno” Roberto Bernabò e l’attuale direttore Fabrizio Brancoli, compagni di lungo corso di Corrado con cui hanno condiviso la vita di redazione e un’amicizia indistruttibile. Fatta di tante battaglie insieme, in un ambiente di lavoro - la redazione di Viareggio - che in fondo non è mai stato un semplice luogo di lavoro. Ma una comunione d’intenti, di passione per il giornalismo e di fermezza. Così come di leggerezza nello scherzare e prendersi in giro. Da qui la testimonianza della lezione di Corrado, della sua umanità prima ancora della sua saldezza professionale. E della sua genialità, il cui prezzo veniva pagato volentieri da colleghi e capi.
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Testimonianze sono state portate anche da Roberto Paglianti, fotografo della redazione di Viareggio del “Tirreno”, anche lui una vita a fianco di Corrado in redazione; dai colleghi della redazione viareggina Cristina Bulgheri e Matteo Tuccini; dai colleghi della redazione di Massa Alessandra Vivoli e Chiara Sillicani; dal caposervizio della redazione livornese Alessandro Guarducci; dall’amica e collega Rossella Martina; dal fotografo Riccardo Bianchi. A portare conforto alla famiglia, a Irene, ai figli e alla sorella Simona anche l’ex collega Gianfranco Borrelli, l’ex caposervizio della Nazione Enrico Salvadori, il ristoratore Michele Marcucci, Paolo Brosio. Tutti stretti attorno al ricordo di un giornalista unico, un numero 10. Uno che faceva divertire e che consigliava di divertirsi: «Altrimenti - diceva sempre - il pezzo non viene bene».
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