Gioco
L'attesa e quel senso eterno di viaregginità teso al mare
Nella fotografia di Roberto Paglianti che il 22 novembre troverete insieme al giornale uno dei luoghi più suggestivi della città impreziosito dalla scultura di Inaco
VIAREGGIO. Se vi è un luogo che segna, marca, ispira la viaregginità questo è il molo sulla marina all’imbocco del canale Burlamacca. Non vi è viareggino che non vi sia passato almeno cento volte. E lì più noti e appassionati scrittori di Viareggio vi hanno dedicato poesie e pagine e pagine. Tra questi Lorenzo Viani, Enrico Pea, Mario Tobino. Viani nel suo "il figlio del pastore" racconta quando il padre che era maggiordomo alla Tenuta dei Borboni fu licenziato e allora smunto e barbuto cominciò, da randagio, a bazzicare le panchine ghiacce del molo e a dormirvi su. Il medesimo Viani, povero in canna, bazzicò questa zona del porto assieme a donne sdrucite e poveri pescatori di "cee".
Enrico Pea più salottiero e fascinoso quando decise di acquisire il teatro Politeama per gestirlo, bazzicò il molo e vi è ancora una lapide con una sua famosa frase dove si dice che respirare una boccata d’aria lì è come guadagnare pezzi da mille lire. Mario Tobino dedicò al molo già il titolo di un suo fortunato libro "Sulla spia e di là dal molo" ed è quello che più si soffermò su questo tratto di Marina, allora illuminato dal faro che stava a ponente, e la decantò fin dai tempi ch’erano, i viareggini, quattrocento liberi, anarchici, ignoti. Sicché già nel 1541 su un moletto di legno, presto approntato, sbarcò nientemeno l’imperatore Carlo V che andava a Lucca ad incontrare il Papa. Ma il molo moderno, quello sugli scogli verdi di alghe, bugnato dal cemento ebbe scalpore quando nel 1913 fu messa la prima pietra al nuovo porto. Venne addirittura a Viareggio il re Vittorio Emanuele. Suonarono a stormo le campane. Eppoi il re si reimbarcò sul bastimento La Margherita. Dopo frequentarono il molo Guglielmo Marconi che vi approdò col suo panfilo Elettra e Italo Balbo che ammarava dal suo affusolato idrovolante e veniva a mangiare gustose aragoste dal vecchio Tito che era a metà della lunga passeggiata dal faro. Adesso vi sono soltanto ruderi del ristorante.
E sopra alcuni scogli è stata collocata la struggente Attesa una statua del viaregginissimo e popolare Inaco Biancalana, un Michelangelo del legno, che seppe ritrarre, con anima sentimentale e forte partecipazione, tante figure delle darsene. Come noto i suoi lavori piacquero al regista americano John Huston che ne comprò alcuni. La statua di Inaco è stata fusa su indicazioni e regia di Gionata Francesconi, altro artista di purissime ispirazioni. E oggidì oltre che rammentare l’attesa dei velieri di tante spose ansiose (come ben le dipinse Viani) la statua testimonia anche gli sbarchi sciagurati di tanti immigrati che cercano nel mare la loro speranza. Dunque l’attesa. Le nonne e bisnonne viareggine frequentavano il molo per veder imbarcare e sbarcare i loro intrepidi comandanti e mozzi che con le vele al vento battevano tutti i mari della terra universale. Famosi furono quelli della famiglia Antonini ben raccontati da Silvio Micheli che a loro con Tobino, dedicò pagine sapide. Gli Antonini erano il prototipo del marittimo quando ancora non si usava il vapore. Esistono bellissime foto di velieri d’epoca (celebre fu il costruttore Natino) e mio nonno, Adolfo, che ebbe anche una medaglia di argento per aver salvato dei naufragi nel Golfo del Leone, poi acquistato un cantiere, costruì il Carolina che ai tempi nostri divenne il galeone Santa Monica .
«Chissà se tornano, chissà se sono vivi»: così nonne e bisnonne correvano sul molo ad aspettare le barche. E neanche tanto tempo fa io stesso vidi naufragare un peschereccio davanti all’imboccatura del porto. Era una giornata di mare tempestoso. L’equipaggio, quattro persone, si gettarono in acqua. Tre si salvarono a nuoto mentre dal molo centinaia di testimoni lanciavano loro salvagenti. Il quarto morì e il peschereccio si schiantò sugli scogli. I ragazzi viareggini subito dopo la guerra (e durante la guerra il molo fu fatto saltare e si spezzò in due), si tuffavano nelle acque del Burlamacca per raccogliere i soldi che i turisti lanciavano loro. Adesso questa abitudine s’è perduta e tuffarsi del molo, maleodorante è (vi è sempre puzza di fritture di pesce) rischioso alla salute. In queste ore il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha annunciato e presentato un radioso progetto di rifacimento del molo detto della Madonnina. Ci si augura che l’imbocco del porto torni ad essere così una passeggiata fantastica. La statua l’Attesa la dice lunga. I viareggini sanno aspettare da secoli e spesso, come testimoniano le nostre nonne, sul molo ci si abbracciava per giorni felici. E baciarsi stretti stretti ai roventi tramonti.
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