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Scatta l’ordinanza del Comune sul leccio centenario «Vietato toccarlo»

Melania Carnevali
Scatta l’ordinanza del Comune sul leccio centenario «Vietato toccarlo»

La pianta verrà trasformata e lasciata a Montemagno: saranno i cittadini della frazione a decidere che farne

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CAMAIORE. Il leccio monumentale, abbattuto dalla pioggia e dal vento nella notte tra il 16 e il 17 novembre non affonderà più le sue radici alla partenza del settimo percorso della via Francigena, ma continuerà a vivere. Continuerà a essere il simbolo di Montemagno, memoria storica silenziosa di Camaiore. . Lo farà in un’altra forma. Quale, lo decideranno i cittadini della frazione, insieme all’amministrazione comunale, in una serie di incontri, il primo dei quali si terrà domani sera (ore 21) al Ristorum Montemagno.

Intanto il vicesindaco Marcello Pierucci ha firmato un’ordinanza che vieta «rimozione, taglio ed asportazione» del leccio «comprese parti dello stesso da parte di cittadini privati o associazioni», come si farebbe per un oggetto sacro. L’albero, d’altronde, si legge nella stessa ordinanza «riveste un valore monumentale e simbolico importante per la comunità di Montemagno e dell’intero comune di Camaiore».

Quanta storia è passata sotto quei rami in quasi 900 anni di vita. Nel 1944, lì davanti, ci fu l’epilogo della strage di Pioppeti, il massacro, da parte della Feldgendarmerie della sedicesima divisione SS, di ventotto civili caricati sugli autocarri, portati in un terreno lontano da occhi indiscreti e poi fucilati. Alcuni di loro vennero prima impiccati agli alberi con filo spinato e solo dopo fucilati. Sulla via del ritorno i nazisti incrociarono due viandanti: Giuseppe Tommasi e Renzo Giannecchini e uccisero anche loro, proprio lì, davanti a quel leccio maestoso.

Ma sotto quei rami ci passò e ripassò anche l’infinito Giorgio Gaber che a Montemagno aveva una casa e lì morì il primo gennaio del 2003, a 63 anni. E non a caso la statua dedicata al Signor G è stata installata accanto al leccio: i due orgogli della frazione. L’artista e la natura. Adesso il monumento è rimasto solo. Lì accanto c’è solo il cratere della pianta crollata sotto la pioggia. È ancora lì, il leccio. Ma nessuno lo potrà toccare. Tanto meno tagliare o bruciare. Perché, dice il Comune, non è semplice pianta. Diventerà un’opera d’arte o chissà che altro. Sicuramente non lascerà mia la sua terra. 

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