Finanza
PERCHÈ CI MANCHERAI
Claudio Vecoli
«Buongiorno, sono un lettore del Tirreno». Quante volte, da quando tre anni fa aveva lasciato (controvoglia) il giornale, la voce squillante e scanzonata di Corrado ha risuonato dall’altro capo della cornetta per annunciare una delle mille notizie che continuava a raccogliere girando per strada o anche solo per fare quattro chiacchiere con chi trovava in redazione. E spesso quella frase– lui che della redazione di Viareggio era stato a più riprese il capo – era il suo modo ironico di annunciarsi al telefono. Per altro lui un lettore del Tirreno lo era davvero, perché tutti i giorni – seduto in un bar di piazza Duomo a Pietrasanta o da Fappani in Passeggiata - andava a spulciare ogni riga del “suo” giornale, magari per scherzare su una notizia curiosa o suggerire un approfondimento. Più probabilmente, però, con quella frase voleva esorcizzare un distacco forzato da questa professione che ha sempre amato e dalla quale non avrebbe mai voluto congedarsi per andare in pensione.
Corrado Benzio al Tirreno aveva messo piede fin da giovanissimo. Come collaboratore sportivo, visto che i suoi primi articoli erano dedicati al basket di cui era un appassionato cultore. Erano gli anni in cui la redazione – da Roberto Bernabò ad Aronne Angelici, solo per citare i nomi di chi la guidava in quel periodo un po’ pionieristico, quando Il Tirreno era ancora lontano dall’essere il primo giornale della Versilia – era composta da grandi penne. Lui, per brillantezza e genialità (e, perché no, pure sregolatezza), era un vero cavallo di razza. E io, arrivato pochi anni dopo come “ragazzo di bottega”, a quella scuola ho avuto la fortuna di attingere a piene mani.
Di lui non potevi non restare rapito dalla creatività quasi esplosiva che metteva nel lavoro. Anche la notizia più banale, quando passava dalle sue mani, diventava accattivante. Perché sapeva coglierne ogni risvolto. Trasformando un fatto di cronaca in un episodio di costume. O in uno spunto per un’inchiesta. E poi il coraggio di non guardare in faccia a nessuno e di raccontare quello che sapeva senza peli sulla lingua. Anche se questo gli ha attirato più di una inimicizia (anche influente). Ma pure grande rispetto.
Viareggio e la Versilia, poi, le conosceva come le sue tasche. I luoghi, certo. Le storie, naturalmente. Ma soprattutto i personaggi. Di cui conosceva vita, morte e miracoli. E anche i pettegolezzi, perché come diceva spesso – scherzando, ma fino ad un certo punto – uno dei suoi sogni segreti sarebbe stato quello di scrivere su Novella 2000.
Proprio ai personaggi più in vista della Versilia ha dedicato non a caso il suo ultimo libro. Anche se lui, con la famiglia originaria di Biella, spesso diceva di non essere viareggino ma piemontese. Una delle sue tante, piccole provocazioni.
Ciao Corrado, ci mancherai… —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google