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Nove anni fa le due scomparse nel campo degli orrori

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torre del lago. Era l’estate del 2010 quando all’attenzione degli inquirenti, e delle cronache, arrivò quello che fu definito “campo degli orrori”. Scenario della scomparsa di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, madre e figlia, era un terreno recintato nel quale vivevano le due donne, praticamente recluse, in una baracca e in una roulotte in pessime condizioni strutturali ed igieniche, con poco cibo, poca acqua e senza servizi.

Una volta scattate le ricerche delle due donne - dopo la denuncia del figlio e nipote - il campo fu messo a soqquadro dalle ruspe portate dai carabinieri che indagavano sulla scomparsa di Velia e Maddalena. Scene riprese da fotografi e cameraman di quotidiani e canali televisivi arrivati da fuori Versilia. Del caso si è occupata a lungo anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”.

Anche per la Corte di Cassazione Carmazzi e Semeraro non sono scomparse nel nulla di propria volontà, ma sono state uccise, ed i corpi bruciati. Così nelle motivazioni della sentenza che ha condannato Massimo Remorini, 61 anni, e Maria Casentini, 58, rispettivamente a 38 anni e a 16 anni di carcere.

Il primo, detto “lo zio”, ha carpito la fiducia delle due donne che hanno venduto i propri beni e si sono messe nelle sue mani affidandogli il proprio denaro; la seconda è stata invece individuata - dalle indagini prima e dalle sentenze dopo - come la badante “carceriera” di Maddalena Semeraro che al momento della scomparsa aveva 80 anni ed era impossibilitata a muoversi in autonomia. Nelle aule dei processi a Romanini e Casentini sono sfilati i testimoni a raccontare lo stato di segregazione e le richieste di aiuto di Semeraro, segnalate alla coppia senza alcun esito. —

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