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Il maltempo abbatte il leccio di Montemagno Aveva più di 800 anni

Donatella Francesconi
Il maltempo abbatte il leccio di Montemagno Aveva più di 800 anni

Era uno dei simboli di Camaiore,  punto di riferimento di viandanti ieri e sportivi oggi, punto di inizio di una delle tappe del cammino sulla Francigena

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camaiore. Per quasi mille anni ha segnato il punto di riferimento prima dei viandanti a piedi e a cavallo, poi del traffico dei barrocciai, ed in tempi più moderni di tanti sportivi, tra chi pratica trekking e chi va su due ruote. Iniziava proprio dal leccio monumentale di Montemagno - alto 20 metri e largo 4,20 - il settimo percorso della via Francigena, quello da Montemagno a Pioppetti. Il passato è d’obbligo. Perché la grande pianta - che ha resistito ad oltre 800 anni di vita ed agli acciacchi dell’età veneranda - è crollata sotto la pioggia incessante ed il vento forte della notte tra sabato e domenica. Al suo posto, proprio vicino alla statua di Gaber che di Montemagno aveva fatto la propria residenza, il vasto cratere delle radici, ferita a cielo aperto di una natura che lancia allarmi inascoltati.

Quelle radici che nel 1944 videro scorre il sangue di Giuseppe Tommasi e Renzo Giannecchini, uccisi dal soldati di una colonna di militari nazisti affinché non testimoniassero sulla scorribanda in corso.

L’albero che ha attraversato storia e vite, seminando ricordi. Come quello di Carla Landi che attraverso Facebook testimonia: «Mia madre mi raccontava che, quando era bambina, prima della guerra, nell'albero c'era già una cavità e lei giocava con gli altri bambini a nascondercisi dentro». Ed il dottor Fabio Pezzini, così lo saluta: «La vegliarda e discreta sentinella della nostra vallata ha dovuto abbandonare la garitta...Un monito per le tante, piccole incurie del nostro territorio».

I volontari della Croce Verde di Camaiore si sono rimboccati subito le maniche perché da un ciclo vitale che si chiude possa iniziarne uno nuovo, disponibili ad avviare una sottoscrizione per piantare un leccio nuovo. «Quello sul Montemagno è stato per tutti noi oltre che un punto di ritrovo per le nostre squadre Aib e di frescura nelle giornate estive più calde, anche segno concreto della potenza ed al tempo stesso della fragilità della natura che cerchiamo di tutelare con il nostro servizio». E c’è chi ora si preoccupa dei resti e propone: «Usiamo il leccio per farci qualcosa da uno scultore locale, a memoria», come scrive Massimo Vecoli.

Anche il sindaco Alessandro Del Dotto saluta la pianta secolare: «Siamo addolorati. E benché fortunatamente non ci siano danni a persone e cose, siamo consapevoli di aver perduto un elemento identificativo di Montemagno. Siamo al fianco della comunità e sceglieremo insieme a loro come onorarne la memoria in modo appropriato». Il Comune di Camaiore rende noto che emanerà, nelle prossime ore, «un’ordinanza apposita per preservare da ogni possibile ulteriore danneggiamento i resti del leccio così da poter garantire un intervento che ne tramandi il ricordo». L’albero - spiega il Comune - «era sotto osservazione in quanto bene monumentale ed era stato oggetto di trattamento nel corso dell’ultimo anno per alleggerire la chioma e contrastare l’attacco dei patogeni cerambiciti. Da un’analisi preliminare appare però decisiva per la caduta, la combinazione di diverse giornate di pioggia intensa con il vento forte della nottata». —

Donatella Francesconi

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