Torna in libertà la badante accusata di truffa
Imposto il divieto di avvicinamento e di comunicazione con la presunta vittima. Le indagini della Procura vanno avanti
Torna in libertà Barbara Polloni, la badante arrestata dalla polizia con l’accusa di aver truffato la figlia disabile di una donna per cui aveva prestato servizio. Il giudice del tribunale di Lucca ha convalidato l’arresto e imposto la misura di divieto di avvicinamento e comunicazione con la presunta vittima, residente a Stiava.
La notizia dell’arresto ha lasciato sotto choc sia i familiari della donna – da cui è partita la denuncia alle forze dell’ordine – sia il paese di Stiava, dove Barbara Polloni è molto conosciuta: la famiglia presta servizio da anni nella Misericordia.
L’inchiesta è nata dalla denuncia fatta da un medico alla polizia. L’uomo aveva segnalato che la sorella, affetta da disturbi psichiatrici e invalida al 100%, avrebbe consegnato in più di un’occasione dei soldi alla badante per motivi diversi.
Gli agenti del commissariato hanno dunque deciso di controllare e si sono recati all’ufficio postale di Viareggio, dove hanno atteso che le due donne si presentassero allo sportello per ritirare del denaro. La disabile avrebbe ritirato nella sola giornata di giovedì mille euro. All’uscita dall’ufficio postale la donna – sempre secondo quanto riferiscono i poliziotti – avrebbe consegnato il denaro alla badante.
I poliziotti sono intervenuti e hanno arrestato Polloni.
Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, la badante sarebbe riuscita a carpire la fiducia della donna, facendosi consegnare oltre 9.000 euro di un conto corrente postale.
Ed è da questi elementi che le indagini sono proseguite nell’abitazione di Polloni a Stiava, dove sarebbero state trovate le ricevute del Compro Oro per la vendita di alcuni gioielli che appartenevano a un’anziana signora presso cui Polloni lavorava. Da qui l’indagine per furto. L’inchiesta della Procura, comunque, prosegue. Ovviamente si tratta ancora di ipotesi investigative che dovranno essere vagliate con ulteriori conferme.
Per la badante esiste, come per ogni indagato ed eventualmente imputato, la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio. Così si spiega la cautela di tutti gli interessati alla vicenda, a partire dagli inquirenti stessi, che al momento mantengono il riserbo. Riserbo e rispetto che chiedono anche i familiari che hanno presentato denuncia al commissariato. —
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