La protesta
A San Pietroburgo per trovare la propria strada insegnando italiano
Edoardo Gistri, 29 anni, ha studiato a Pisa e poi in Siberia «Mi sento un viareggino che ha ampliato le proprie vedute»
Ancora Europa nel viaggio del Tirreno alla ricerca di viareggini/e e versiliesi che vivono o studiano all’estero, in quella fascia di età tra i 25 ed i 35 anni circa, quella dei progetti che si consolidano.
Una perpetua alternanza tra studio e lavoro sino a trovare la propria dimensione a San Pietroburgo, in Russia. Lungo e tortuoso è stato il percorso intrapreso da Edoardo Gistri, viareggino di 29 anni, diploma al liceo Scientifico “Barsanti e Matteucci”, laurea triennale in lingue e letterature straniere all’università di Pisa.
Cosa fai all’estero?
«Lavoro come insegnante di italiano in una scuola privata e come traduttore freelance. Dopo la conclusione del liceo ha avuto inizio la mia tortuosa carriera universitaria: mi sono iscritto alla facoltà di economia a Pisa, pur avendo molti dubbi a riguardo. Non a caso la mia esperienza si è conclusa dopo appena un anno e pochi mesi. Dopodiché sono andato in Inghilterra per 5-6 mesi a lavorare in un mercato di prodotti italiani. Lì ho cominciato ad amare la lingua inglese, quindi sono tornato e ho deciso di frequentare la facoltà di lingue e letterature straniere a Pisa, studiando nella fattispecie inglese, spagnolo e russo. Ho concluso la triennale più o meno in pari, a maggio 2015, ma rendendomi conto di non aver imparato alcunché di russo ho scelto di muovermi individualmente e sono finito a Barnaul, in Siberia, dove ho studiato per due anni all’università lingua e cultura russa. E ora, eccomi qua, a San Pietroburgo».
È stato più semplice o più difficile che in Italia il percorso di accesso al lavoro? È più facile muoversi nel mercato del lavoro o no?
«È stato molto più semplice: qui si trova un impiego abbastanza facilmente. In Russia, però, sono abituati a lavorare molto più di noi e gli stipendi sono piuttosto variabili. È possibile guadagnare bene, se si è meritevoli, così come continuare a percepire uno stipendio misero pur lavorando parecchie ore al giorno. È facile cambiare lavoro e questo è un fattore positivo, perché in tal modo non si perde mai la fiducia che un buon impiego possa attenderti dietro l’angolo in qualsiasi momento. Il problema vero qui è la burocrazia».
Prima volta all’estero: studio, lavoro, o entrambi? «Ero già stato per qualche mese a Londra nel 2011 per lavoro e poi a Riga (in Lettonia) per un Erasmus: un’esperienza abbastanza fallimentare».
Occupi una posizione più alta rispetto ai tuoi coetanei in Italia, stesso settore?
«Non direi. Non escludo che qui sarebbe più semplice far carriera in ambiti differenti dal mio. Tutto sta nel progettare o meno di rimanere qui per tutta la vita, o per gran parte almeno».
Vieni considerato per l’esperienza al di là dell’età? «Mi auguro di sì, perché per quanto possa sembrare un’esperienza strana e a tratti senza senso, io sono abbastanza orgoglioso di ciò che ho fatto e mi rendo conto che non è una cosa da tutti».
Ti senti straniero?
«No, mi sento un viareggino che ha un po’ ampliato le proprie vedute».
Costo della vita: puoi o potresti permetterti lì cose che qui non avresti potuto se non sul lungo periodo, tipo un mutuo?
«Qui il costo della vita è inferiore rispetto all’Italia, forse potrei concedermi qualcosa in più, ma a San Pietroburgo comunque i prezzi non sono così bassi come ci si immagina. In Siberia, dove ho abitato per due anni, avrei potuto permettermi tantissime cose in più rispetto all'Italia».
Ti manca l’Italia? E Viareggio?
«Mi manca l’Italia: dopo quattro anni lo ammetto, un po’ a malincuore. Mi manca anche Viareggio, ma tutte le volte che ci vengo per più di due settimane penso che non vorrei ricominciare a viverci, almeno per il momento. Credo che prima di tornare dove sono nato e cresciuto ci sia ancora molto da vedere e che la mia città per certi versi sia un po’ limitante».
Pensi di tornare in Italia? «Mi rendo conto delle difficoltà oggettive del tornare in Italia, lavoro, costi ecc… Ma penso che qui la mia esperienza possa considerarsi in via di conclusione e per questo credo che rientrerò in Italia al massimo alla fine della primavera 2020. Il problema è che ogni anno dico la stessa cosa e poi non torno mai». —
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