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La sabbia dove nacquero poesie e grandi amori

Adolfo lippi
La sabbia dove nacquero poesie e grandi amori

Nella fotografia che domani sarà in regalo con il nostro giornale in edicola  l’arenile ancora incontaminato le dune di Vittoria Apuana che hanno ispirato pittori e grandi della cultura

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FORTE DEI MARMI. Vetrina d’epoca, oasi del Wwf, le dune di Vittoria Apuana sono 3,17 ettari di incontaminato paesaggio marittimo, vi si respira l’aria d’una volta e si è in terra di poeti e sognatori, come ben riporta un libro di Maschietto editore. Le Dune, prima di Poveromo e Cinquale, non hanno ville miliardarie, passanti in rolex, gioiellerie sfacciate, strusci da Capannina, suoni rockettati di masse in calore d’estate. No, le Dune sono lì da secoli, montagnole di sabbia e mirti in fiore, senza storia, senza edificazione firmata. Alle spalle e di fronte un turismo arrembante, godendo un mare ancora ligure tiepido e pulitissimo, senza pericolo di veri perché l’amministrazione l’ha proibito, arrivando in bicicletta, forniti di ombrellone poiché non vi sono bagni Vip che a distanza si difendono con un alto muro, di qua i selvaggi di là i camerieri che portano spritz o prosecco fino al bagnasciuga.

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Così le Dune sono ritrovo di artisti e popolino liberato dagli obblighi del consumo e vi ha messo una stazione per studiare come piante ed uccelli possono crescere lontani dal profondo smog agostano, con tramonti senza cornici, con nebbioline che piacevano ad Eugenio Montale che spesso, poco distante, fece casa ed era infastidito dalle pallonate e dai machi con le croci d’oro sui petti villosi. Che poi era Renato Salvatori, bagnino dorato eppoi attore, divenuto cult nel cinema neorealista dei “poveri ma belli” .

Le Dune in antico erano terra di corsari saraceni e poi di battellieri che ricevevano il marmo delle Apuane. Forte sorse come approdo michelangiolesco. Ma dall’Ottocento, quando l’Europa scoprì il corpo e il bisogno di sole (ruggendo le nubi spesale di carbone nero), ecco arrivare uno alla volta inglesi e tedeschi.

Un pittore romantico, Adolfo Hildebrand che adorava Firenze, discese in marina versiliese s’incantò. Poi venne anche il grande malinconico Boecklin (quello dei cimiteri coi cipressoni) e di poi fino al 1940 appaiono un po’ tutti, da Thomas Mann ad Huley e Walter Benjamin perché camminare sulle Dune allontana languori e tristezza.

Due germaniste, Barbara Allason (amica di Benedetto Croce e Piero Gobetti) e Lavinia Mazzucchetti, decantarono il mare azzurro e fresco e le vicine odorose pinete. Gioco fatto. Sorsero i primi villini e le prime pensioni. Strafamosa quella al Poveromo della Pergola con annessa trattoria della leggendaria Catè (tordelli, cacciucco, pollo alla cacciatora). Vi transitò, tra Poveromo e Cinquale, accanto alle Dune, il milieu degli intellettuali, pittori e scrittori, da Savinio a Malaparte, da Longhi a Bernard Berenson, da Guttuso a Pasolini a Mario Soldati, da Bompiani e Piovene, da Gadda a Pietro Citati.

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E già nel ’37 in zona nasceva Paola Ruffo di Calabria che sgambettando tra Capannina e Bussola sarebbe divenuta poi regina del Belgio. Sulle dune poi inventò la Costituzione italiana lo storico Piero Calamandrei, uno dei moderni padri della patria.

A spiegar bene la differenza tra la Forte dei Marmi blasonata e le Dune vi è la testimonianza di due grandi artisti, Ardengo Soffici (che fu, da Parigi, in Forte fin dal 1917) e Carlo Carrà.

Carrà, milanese, preferì sempre la zona a sud, quella di Roma Imperiale e dipinse cabine suggestive che sarebbero poi divenute bagni celebri, come il Piero, l’Annetta, il Roma di Levante. Soffici e dopo di lui un pittore corsaro come Eugenio Pieraccini si spinsero invece a nord, in zona dune, e dipinsero marine sobrie, abbandonate, senza quel frastuono che oggi racconta uno scrittore schietto fortemarmino come Fabio Genovesi. Se la Forte imperiale ha da raccontare il grande amore tra Virginia Agnelli e Curzio Malaparte, nelle lande paganeggianti e sobrie delle dune scoccò il flirt, poi l’amore tra Paola Olivetti e Mario Tobino, lo scrittore de “Il Clandestino”.

Lei era moglie di Adriano Olivetti ed amante di Carlo Levi, che aveva scritto “Cristo s’è fermato ad Eboli” . Abitavano alla Pergola e vi facevano succulente cene. Tobino li frequentava. Veniva da Viareggio, era bello, predatore, elegante in lino bianco. La Olivetti se ne innamorò e morto Levi si mise assieme a Tobino che passeggiando nelle spiagge soffici e galeotte la conquistò. Poi andarono ad abitare assieme a Fiesole.

Le Dune dunque (anche se nei pressi vi abita Bocelli) prediligono ovattati silenzi, fare nuoto da solitari, far correre i cani, la salsedine. Questi pochi ettari di Versilia com’era, salvati dai fortemarmini previdenti, all’urbanizzazione, ispirarono versi a Montale che scrisse: “Il canneto dove andavo a nascondermi/ era lambito dal mare quando le onde erano lunghe/ e solo la spuma entrava a spruzzi/ in questa prova di prima o dopo il diluvio” .

La Versilia fu così. Poi trionfò l’industria delle bagnature. Il diluvio, appunto! —
 

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di Redazione web