Il Tirreno

Versilia

il caso 

La Soprintendenza boccia il restauro del campanile «Lavori tutti da rifare»

Tiziano Baldi Galleni
La Soprintendenza boccia il restauro del campanile «Lavori tutti da rifare»

Secondo l’ente il suo aspetto è stato «macroscopicamente alterato». Baldino Stagi lo aveva già segnalato: «Era un gioiello da tutelare»

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stazzema. La malta è stata applicata «con ampie spatolate». Troppa in sostanza. «Così che la lettura dei caratteri tipologici e materici delle fronti (dunque il suo aspetto) è stata macroscopicamente alterata». Lo ha scritto nero su bianco in una lettera – inviata alla Curia di Pisa e al Comune di Stazzema – la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Lucca e Massa Carrara, in riferimento al campanile della chiesa di Terrinca dei Santi Clemente e Colombano.

I lavori sono stati quindi completamente bocciata. L’importante ristrutturazione del campanile di Terrinca avvenuta l’anno scorso deve perciò essere rifatta «affidando i lavori a una impresa specializzata in opere di restauro».

La Soprintendenza chiede che sia asportata «la malta in eccesso e ripulendo accuratamente le superfici lapide riportate a vista, così che risulti ripristinato l’aspetto del campanile così come caratterizzato prima dell’intervento di restauro».

A darne notizia è stato l’ex consigliere di minoranza Baldino Stagi. Era infatti stato lui con altri due residenti di Terrinca a denunciare alla Soprintendenza e sulla stampa – durante il restauro – quanto stava accadendo, ad agosto 2018.

Oggi fa sapere che la Soprintendenza è intervenuta con una prescrizione. E che inoltre Baldino Stagi e gli altri due residenti di Terrinca erano stati querelati, a seguito dei loro interventi pubblici, per diffamazione e offese, ma che ad oggi però l’accusa è stata archiviata.

«Il campanile della chiesa parrocchiale di Terrinca era forse l’unico del comprensorio versiliese – spiega a Il Tirreno Baldino Stagi – che, nel corso dei secoli, non aveva mai subito alcun rimaneggiamento un gioiello prezioso, un documento storico e culturale che doveva essere salvaguardato con la massima attenzione, da conservare con ogni cura a testimonianza del tempo, della storia, dell’atavico sapere. Si è deciso invece di attivare un intervento di restauro che, in ogni caso, non doveva alterare l’aspetto esteriore del campanile stesso, come si legge sul progetto autorizzato». La malta avrebbe dovuto essere applicata «mediante iniezione (o comunque utensili atti a calibrare la quantità)», scrive la Soprintendenza, invece che con ampie spatolate che hanno saturato in modo eccessivo i giunti tra gli elementi lapidei».

Baldino Stagi spiega che la Soprintendente e il funzionario della Soprintendenza giunti sul posto «rilevarono una evidente difformità fra i lavori eseguiti e quanto autorizzato», spiega Stagi. Furono impartiti precisi ordini verbali su come tentare di rimediare: «si sarebbero dovuti eseguire “quattro saggi finalizzati alla taratura di un necessario intervento di revisione per sottrazione delle malte applicate in eccesso”. Operazione che probabilmente non è stata eseguita correttamente tanto che 4 mesi dopo, esattamente l’8 agosto, la Soprintendenza di Lucca – prosegue l’ex consigliere di minoranza del Comune di Stazzema – scrive ai vari enti interessati». —

Tiziano Baldi Galleni

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